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«Il problema va risolto a Roma E il Pd può dare la svolta»

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Riso (segretario Cgil): «L’ufficio provinciale lavora con la normativa in vigore Le cose devono cambiare tramite il Parlamento»

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Il segretario di Cgil-Flc Claudio Riso è convinto che la soluzione per far fronte al problema delle "classi pollaio" sia un intervento di tipo politico in Parlamento attraverso la revisione del Dpr 81/2009. Auspica a breve un intervento deciso da parte dei partiti di maggioranza affinché si prenda in mano seriamente la questione. «Sono contento – sottolinea Riso- che finalmente anche il Pd sia sceso in campo contro l’abolizione di una classe in partenza presso l’Ic4 Ferraris di Modena. Ma non dobbiamo dimenticarci che la questione delle Ferraris è solo la punta di un iceberg. Sono tante le situazioni simili in tutta la provincia. Per poter cambiare la rotta in modo definitivo serve un intervento di tipo politico, lo ribadisco. Quello che ci si aspetta adesso allora è un’azione coerente da parte del Pd e degli altri partiti di maggioranza, affinché si facciano da portavoce e facciano pressioni, attraverso i loro rappresentanti in parlamento, sulla necessità immediata di revisionare il Dpr 81/2009 alla luce di quanto scritto nel “Patto per la scuola” da poco siglato dai sindacati e dal ministro Bianchi dove è chiara l'indicazione che si debba fare tutto il possibile per ridurre il numero di alunni per classe. Solo così potremo dire addio alle classi pollaio e contribuire al miglioramento della qualità e della sicurezza». Riso ci tiene a chiarire che gli obiettivi della protesta non possono essere gli amministratori degli Uffici scolastici provinciali perché in questo momento stanno lavorando applicando l’unica normativa di riferimento in vigore; nello nostra provincia si sta verificando l’importante calo demografico sul primo ciclo e l’aumento di studenti sul secondo, impone una logica compensativa con le conseguenze che già si conoscono. «La riconferma degli organici aggiuntivi poi- conclude - nei quali vi sono anche le cosiddette “cattedre Coe” ovvero cattedre a orario esterno, cioè incarichi per orari che si dividono su più scuole, oltre al personale Covid e a “spezzoni” cioè cattedre non intere (tutti incarichi che si risolvono annualmente il 30 di giugno), potranno forse andare a tamponare una parte del problema, almeno per il prossimo anno scolastico, ma non possono considerarsi assolutamente risolutivi». —



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