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Terre d’Argine, il 50 per cento dei dipendenti in smart working

Serena Arbizzi
Terre d’Argine, il 50 per cento dei dipendenti in smart working

Indagine su 500 addetti sul gradimento del lavoro da remoto, previsto per due giorni alla settimana

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Serena Arbizzi

Una percentuale che si aggira intorno al 50 per cento dei dipendenti delle Terre d’Argine in smart working, non appena l’epidemia lo consentirà.

Questo è l’obiettivo che si prefigge l’Unione: ad essere coinvolti saranno soprattutto i servizi amministrativi.

«Fino alla fine del 2021 saranno ancora in vigore le norme sullo smart working “d’emergenza” – spiega Mario Ferrari, direttore delle Risorse umane dell’Unione – La situazione per quest’anno dipende molto dall’andamento dell’epidemia. Le norme nazionali a seconda dei colori della zona impartiscono disposizioni sullo smart working diverse, naturalmente. Noi, inizialmente, avevamo progettato una disciplina a regime che doveva entrare in vigore quest’anno, ma verrà attivata al termine dell’epidemia».

L’Unione ha ricevuto un contributo regionale per finanziare un’indagine nei Comuni delle Terre d’Argine. Lo scopo era capire in che misura adottare lo smart working. «Il risultato è che ci sono ovviamente servizi più pronti e meno pronti anche in base alle dimensioni dei Comuni – rimarca Ferrari – L’indagine ha evidenziato una predisposizione differenziata dei dipendenti allo smart working. Contrariamente a quanto si può pensare, non tutti i dipendenti lo vogliono fare. C’è chi per scelte personali o abitudini, anche se potrebbe lavorare da remoto, preferisce separare l’ambito domestico da quello professionale».

Il progetto, anche se la percentuale di dipendenti di coinvolti è elevata, non coinvolge tutta la settimana lavorativa. «L’idea sarebbe suddividerla in due di giorni di lavoro da remoto e tre o quattro in presenza – aggiunge il dirigente – Quest’indagine è stata fatta su oltre 500 dipendenti tra Unione e Comuni escludendo alcuni servizi in cui lo “smart” non si può fare, come la Polizia locale o gli educatori e insegnanti. Per chi fa sportello, inoltre, sarà indispensabile una rotazione tra colleghi».

A fine aprile è stata approvata dall’Unione una disciplina generale che ha dato regole di base. Per quanto riguarda la strumentazione, è previsto che venga fornita dall’ente. Sicuramente è previsto il computer, anche per una questione di sicurezza di dati e sistemi, per evitare importazioni di virus dai computer di casa. Per il momento, per quanto riguarda il telefono, è stata attivata la deviazione dai numeri fissi. «La percentuale di dipendenti in smart working è un dato ricco di sfaccettature composte dai servizi e dalle situazioni individuali – conclude Ferrari – La legge prima che Brunetta la cambiasse parlava di almeno un 50 per cento. È una percentuale realistica ma la previsione è di due giorni settimanali in smart working». —

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