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rivolta al sant’anna  

Il comitato al giudice: «Nove morti in carcere Chiediamo più indagini»

F.D. - S.A.
Il comitato al giudice: «Nove morti in carcere Chiediamo più indagini»

Ieri mattina davanti al Tribunale “Verità e giustizia” ha manifestato durante l’udienza per riaprire il caso Raccolta fondi per rimpatriare la salma di un detenuto in Tunisia  

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Sono tre i motivi su cui poggiano le richieste di opposizione all’archiviazione in seguito ai decessi dopo la rivolta nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, formulate dagli avvocati Luca Sebastiani, Simona Filippi e Gianpaolo Ronsisvalle, che rappresenta il Garante nazionale dei detenuti. Motivi illustrati ieri al giudice Andrea Romito, che si è riservato una decisione successiva alla lunga udienza di ieri, accompagnata da una manifestazione davanti al Tribunale del comitato “Verità e giustizia”, insieme a Potere al Popolo e i Si Cobas, tra i quali Enrico Semprini e Marcello Pini.

Tornando ai motivi, il primo riguarda la morte di Lofti Bem Mesmia e Ali Bakili, deceduti dopo due giorni dalla rivolta nel carcere di Modena: l’istituto penitenziario era già tornato nell’ordine e quindi c’erano tutte le condizioni - stando alle valutazioni dei legali - di poter svolgere qualunque azione ispettiva utile a scongiurare altri decessi. Sono invece tre le persone trasferite d’urgenza dal Sant’Anna e morte in circostanze non chiare in altri penitenziari: si tratta di Ghazi Hadidi che va a Verona; Artur Iuzu viene invece inviato a Parma; Abdellah Rouan è a sua volta destinato ad Alessandria. Le loro condizioni sono gravissime, le autopsie parleranno di overdose ma secondo gli avvocati c’è qualcosa che andava approfondito: viene chiesto al giudice che vengano acquisiti il nullaosta al trasferimento, documento che va subordinato ad una accurata visita medica. Cosa avrebbero potuto dire i sanitari sulle condizioni di salute dei tre detenuti? In udienza è emerso, confermato dalla Procura che quelle visite non sono mai state eseguite e quindi manca una fotografia utile di partenza. E a concludere l’accurata analisi proposta dall’avvocato Ronsisvalle c’è l’approfondimento del protocollo sulle maxi-emergenze acquisito dai legali dopo la richiesta di archiviazione, non doverosamente approfondito.

«Nel carcere di Modena, quel maledetto 8 marzo, sono morte nove persone – dichiara l’avvocato Sebastiani – Come legale dei familiari, ma prima ancora da cittadino, non posso non chiedermi se tale tragedia poteva essere evitata. Per questo abbiamo voluto porre l’attenzione su due grandi tematiche dirimenti: le modalità di conservazione del metadone, presente in così larga scala e risultato troppo facilmente accessibile dai detenuti, che ne erano dipendenti, e il colposo ritardo nei soccorsi ad Hafedh -diverse ore dopo l’assunzione del farmaco- che ha impedito di salvargli la vita».

«Chiediamo approfondimenti – spiega Sara Manzoli – del comitato “Verità e Giustizia” – Oltre a questo abbiamo in programma iniziative di sostegno, come una raccolta fondi per il rimpatrio in Tunisia di Afed Chouchane, seppellito a Ganaceto, il quale sarebbe uscito dal carcere il 30 marzo 2020, meno di un mese dopo la rivolta». —



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