L’assessore-virologo: ma senza quel siero non raggiungeremmo l’immunità di gregge
Il professor Lopalco sottolinea il rapporto rischi-benefici e rassicura chi deve fare il richiamo: «Nessun evento avverso dopo la seconda dose»
l’intervista
martina trivigno
«Un evento avverso ogni 100mila prime somministrazioni. Nessuno, invece, dopo la seconda dose di vaccino». Il professor Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all’Università di Pisa e assessore alla sanità della Regione Puglia, rassicura sull’utilizzo del vaccino prodotto da AstraZeneca. E – spiega – la prima valutazione da fare è quella relativa al binomio rischi-benefici. «Al momento c’è una circolazione del virus molto bassa ed è merito della campagna vaccinale che sta funzionando – precisa – quello che dobbiamo capire, ora, è questo: possiamo permetterci di rinunciare ad AstraZeneca per raggiungere l’immunità di gregge?» .
Professor Lopalco, sono fondati i timori nei confronti del vaccino AstraZeneca?
«Il rischio sarebbe molto più elevato se non potessimo più somministrare AstraZeneca. Il nodo è uno: abbiamo dosi sufficienti di altre tipologie di vaccino per raggiungere l’immunità di gregge senza AstraZeneca? Al momento la risposta è no».
Cosa può dirci degli effetti avversi del siero di Oxford?
«Le segnalazioni di trombosi sono rare se confrontate con le somministrazioni. E, in genere, si verificano subito, a pochi giorni dalla prima dose».
C’è chi ha già ricevuto la prima dose di AstraZeneca e chiede se sia possibile ricevere il richiamo con un altro tipo di vaccino: è una possibilità?
«No. Qui i temi sono due. Il primo: gli effetti avversi di solito si manifestano subito, dopo la prima dose. Mai dopo il richiamo».
Il secondo tema qual è?
«Che non ci sono studi a riguardo e, dunque, non sappiamo quanto funzioni la somministrazione di AstraZeneca combinata con un altro vaccino: compiremmo un atto medico di cui non conosciamo l’efficacia».
Qual è il profilo delle persone che hanno dovuto fare i conti con gli effetti avversi di AstraZeneca?
«Perlopiù donne con un’età inferiore ai 50 anni. Non esistono, però, degli esami per rintracciare cosa provochi l’innesco delle trombosi. Con ogni probabilità i casi dipendono da aspetti legati alla genetica o su base immunitaria. Lo ricordo: stiamo parlando di una piccola porzione della popolazione».
Il comitato tecnico scientifico ha dato il via libera alla Regioni per l’organizzazione di open day con AstraZeneca, su adesione volontaria, riservati agli over 18: come si è regolato in Puglia dove ricopre il ruolo di assessore regionale alla Sanità?
«Li abbiamo organizzati anche noi, gli open day. Ma il vaccino AstraZeneca lo abbiamo riservato alla fascia d’età 60-79 anni. Le dosi che ancora abbiamo disponibili fanno parte delle scorte e serviranno per i richiami».
Niente AstraZeneca per i giovani in Puglia, in sostanza.
«No, non è così. I giovani lo hanno ricevuto eccome: ad esempio chi appartiene a categorie professionali che hanno avuto accesso alla vaccinazione, come gli insegnanti. O anche i genitori, in qualità di caregiver (chi si prende cura di estremamente vulnerabili, ndr) di bambini con fragilità. Si tratta di persone giovani».
Nel caso di AstraZeneca, le indicazioni sulla somministrazione del vaccino a una fascia di età piuttosto che un’altra sono obbligatorie?
«Rappresentano una raccomandazione nel suo utilizzo. Significa che se c’è a disposizione un’altra tipologia di vaccino è preferibile usare quella. Ma non è un divieto».
Una terza dose sarà necessaria?
«Ancora non abbiamo dati sulla durata effettiva della protezione delle dosi e dunque è difficile stabilire se e quando dovrà essere somministrata. È prematuro, al momento, parlare di terza dose e sapere se sarà in autunno o in inverno. L’unico obiettivo che abbiamo davanti a noi è quello di raggiungere l’immunità di gregge. La campagna vaccinale sta funzionando, ma dobbiamo farlo al più presto». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
