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“Sell In-To China”, la nuova piattaforma per chi vuole fare business in Cina

Giovanni Medici
“Sell In-To China”, la nuova piattaforma per chi vuole fare business in Cina

È sostenuta da L-Venture Group. Rubbiani e Giardi: «Non è come vendere altrove, si deve conoscere la realtà locale»

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Giovanni Medici

Sell In-To China è una start up che ha lanciato una piattaforma digitale che aiuta le aziende che vogliono vendere direttamente in Cina, il più grande mercato del mondo, e gestisce l’intero processo fino alla consegna dei prodotti, con pagamento in euro. Fondata da Riccardo Rubbiani e Raffaello Giardi ha da poco lanciato una campagna di crowdfunding in cerca di nuovi soci e per sviluppare la sua piattaforma tecnologica. Obiettivo 300 mila euro, raggiunto già per metà.

«Vendere in Cina non è come vendere altrove. Bisogna conoscere la realtà locale – spiega Giardi, che dal 2002 al 2015 ha vissuto lì con la famiglia prima di tornare in Italia, dividendosi tra Carpi e Montecatini – Bisogna essere sul portale Tao Bao (il marketplace di Alibaba) o sulla superapp WeChat, ecosistemi digitali diversi dai nostri che coprono dal 98% di coloro che in Cina usano Internet per fare i propri acquisti, oltre un miliardo di persone».

Nata come Selling srl nel 2014 come realtà consulenziale, nel 2018 l’azienda di Giardi e Rubbiani ha avviato il suo percorso di start up innovativa sostenuta da L-Venture Group spa.

Durante i primi mesi del Covid è nata così Sell In-To China, che oggi ha una cinquantina di clienti, aziende che vogliono proporre il loro catalogo di prodotti al di là della Grande Muraglia. Sono intanto aumentati i finanziatori, in primis Lazio Innova spa (braccio operativo della Regione Lazio). Per una piccola o media impresa formare manager o inviare personale sul posto, partecipare a fiere di settore e pagare trasferte, e magari attendere un anno per verificare i frutti di un approccio ‘tradizionale’ può significare un costo impossibile da affrontare. La creatura di Giardi e Rubbiani invece è un canale abilitato sul mercato cinese e si occupa lei di tutto, anche della logistica: Sell In-To China diventa dunque una sorta di moderna Via della Seta, che porta verso un paese dove vigono barriere che altrove non ci sono e dove il mercato digitale è già il triplo di quello Usa.

In Cina i siti internet e i social network che conosciamo (Facebook, Google, Whatsapp..) non funzionano, le autorità controllano il traffico web e hanno creato un ecosistema attraverso cui si possono sviluppare le aziende cinesi ma non quelle straniere. E’ un paese orgoglioso delle proprie tradizioni ma anche molto ricettivo per le innovazioni e con una grande spinta verso la modernità.

«Abbiamo lavorato in partnership con Alibaba e Tencent, che ha sviluppato un social network – continua Giardi, 45 anni – chiamato WeChat, appendice virtuale del mondo reale cinese. Mettiamo i clienti in poco tempo in condizioni di vendere e al marketing e alla comunicazione, che là sono molto più importanti che in Italia, dedichiamo tanta cura, grazie anche al nostro team cinese».

Giardi non va in Cina da un anno e mezzo a causa del Covid. Là gli acquisti si fanno con il cellulare e un lettore; il riconoscimento facciale è una realtà.

«Vivendo in vari luoghi e infine a Shangai mi sono anch’io abituato ad una tecnologia grazie alla quale in Cina si riescono a fare cose che in Occidente non sono possibili, ad esempio per la legge sulla privacy. E ad una realtà che cambia in modo velocissimo: una tangenziale di 20 chilometri la costruiscono in dieci mesi, le città dopo pochi anni non sono più le stesse. Poi, certo, la qualità della vita – dice - non è quella che abbiamo in Italia».

Oggi il Partito-Stato punta a rafforzare il suo immenso mercato interno e al contempo chiudersi nei suoi confini per conquistare il mondo con la forza dei numeri.

«La prospettiva di Sell In-To China, che ormai in Italia è l’iniziativa più importante di questo genere – conclude Giardi – è quella di ampliare il suo raggio d’attività all’Europa e di studiare la possibilità di utilizzare sempre di più il treno e non l’aereo o la nave per trasportare i prodotti dei clienti fino al nostro centro logistico. Ci sembra che il rapporto tempi-costi sia favorevole, oltre che ambientalmente più sostenibile». Le tariffe per accedere alla piattaforma di Sell In-To China variano dai 99 ai 699 euro (più Iva) al mese.

«Ma si possono ottenere servizi aggiuntivi – spiega il socio e coetaneo di Giardi, Riccardo Rubbiani – Ad esempio la possibilità del Live Streaming in lingua cinese, una sorta di televendita in diretta che in questo momento va moltissimo per promuovere prodotti. Oppure una presentazione in realtà virtuale dell’azienda italiana che vuole aprirsi nuovi orizzonti in Asia. E neanche la pandemia non ci ha fermato, visto che siamo entrati in una task force del Ministero per lo Sviluppo Economico. D’altronde le nostre sedi sono disseminate tra Carpi, Roma, Milano e la Cina».

Tra le aziende locali che sono attive in partnership con Sell In-To China (che può contare su un team di una decina di persone) alcune sono inserite nel marketplace Galleria Modena di Cna, altre in un’iniziativa analoga da parte di Confindustria Emilia-Romagna. —

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