Sostituisce il marito negli affari Moglie spacciatrice condannata
Aveva raccolto il testimone, inserendosi nei traffici e usando il gergo criptico Ad un sodale contestate almeno un centinaio di cessioni di hascisc e cocaina
Aveva raccolto il testimone del marito, considerato uno dei più importanti spacciatori tra Modena e Nonantola. Di lei i giudici scrivono che “non soltanto abbia determinato il rafforzamento del proposito criminoso del marito Abdelah nella gestione di un continuativo traffico di stupefacenti, ma si sia, altresì, risolta nella prosecuzione di tale illecita attività in prima persona, sostituendo il marito allorché questi si trovava ristretto prima in carcere ed, in seguito, agli arresti domiciliari, con conseguente impossibilità di spostarsi per prelevare e consegnare lo stupefacente, così «fornendo un apporto decisivo alle gestione dei commerci illeciti»”. Per tale motivo la donna 34enne si è visto confermare la condanna a 2 anni e 8 mesi come già definito dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Modena e da quelli della corte d’Appello di Bologna.
La moglie era finita a processo nel 2019, considerata tra i personaggi di spicco di un vasto giro di traffico sulla direttrice Modena-Nonantola. Gli investigatori avevano documentato centinaia attività di spaccio di stupefacenti anche di discrete quantità per il successivo commercio al dettaglio: si va dai 20 ai 50 grammi e, in un’occasione, a 150 grammi, seppur la consegna in tale caso non si fosse perfezionata.
Nel tentativo di ridurre la condanna, la difesa della donna ha tentato di portare all’attenzione dei giudice della Cassazione proprio il suo ruolo di convivente, che quindi avrebbe potuto alleggerire la sua posizione secondo l’assunto per cui era finita nel giro a causa delle condotte del marito. Tesi che non ha trovato terreno fertile né in Appello e neppure davanti alla Cassazione. «La responsabilità concorsuale dell'imputata – aggiungono i giudici – era ben evidenziata dal ruolo dalla stessa svolto allorché il marito era stato tratto in arresto, relazionandosi con gli altri “colleghi in affari” di quest’ultimo anche attraverso ripetuti incontri fissati per lo scambio di droga e denaro». Era così tanto inserita che conosceva i vertici del gruppo e con loro tramava e trattava utilizzando lo stesso linguaggio criptico, utile a dissimulare la compravendita e gli affari.
Nella medesima sentenza non è arrivato alcuno sconto di pena neppure per un altro componente di spicco del gruppo di spaccio. Per lui la pena è ancora più gravosa: 6 anni, un mese e 20 giorni a cui aggiungere la multa di oltre 27mila euro per il reato di detenzione e vendita in concorso in almeno un centinaio di occasioni di cocaina e hascisc. Entrambi gli imputati che hanno ricorso in Cassazione dovranno poi provvedere al pagamento delle spese processuali mentre la moglie 34enne è stata condannata pure a saldare 3mila euro alla Cassa per le ammende. —
F.D.
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