Gibertini e quell’estorsione? Assolto, tutto era tracciabile»
Aveva un ceduto un credito per ottenere vantaggi fiscali e non conosceva la caratura di Antonio Silipo: gli fece pignorare la casa
«Se davvero tutta la vicenda si dovesse spiegare come un recupero credito estorsivo occultato dietro lo schermo giuridico di una falsa cessione di credito, sarebbe poi piuttosto incongruente che il denaro torni al mandante attraverso un percorso facilmente tracciabile costituito dalla girata delle cambiali, il cui incasso, oltretutto, veniva annotato nella contabilità della F.lli Gibertini SpA». È il passaggio più significativo delle motivazioni sull’assoluzione dal reato di estorsione, che aveva portato il giudice del tribunale di Reggio a condannare l’imprenditore Gino Gibertini a 8 anni. La Corte d’Appello ha ampiamente condiviso i motivi di ricorso avanzati dagli avvocati Luca Pastorelli e Tommaso Guerini: è vero che Gibertini aveva ceduto un credito di 51mila euro a Antonio Silipo, uomo della ’ndrangheta, a fronte del pagamento di 5mila euro. Un’operazione che tutto sommato – è la tesi accolta – garantisce alla F.lli Gibertini (società petrolifera che fattura 100 milioni di euro) di recuperare Iva e Ires e dismettere un credito ad alto rischio. Quei 5mila euro vennero contabilizzati da Gibertini, che spiegò anche ai carabinieri il motivo per cui aveva le cambiali firmate dalla persona estorta da Silipo. Quest’ultimo aveva infatti un debito di 99mila euro con Gibertini per questioni lavorative. Secondo i giudici: se l’imprenditore modenese avesse conosciuto la cifra criminale di Silipo gli avrebbe forse affidato altri recuperi crediti visto che la F.lli Gibertini ne vanta diversi e altrettanto forse avrebbe avuto qualche remora ad avviare una procedura esecutiva sulla casa dello stesso Silipo, ossia il bene più prezioso, mandandola all’asta per recuperare parte del credito vantato. —
F.D.
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