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Iran al voto per scegliere il successore di Rohani nessun riformista in lizza

Iran al voto per scegliere il successore di Rohani nessun riformista in lizza

SFIDA TRA IL CONSERVATORE RAISI E IL MODERATo HEMMATI 

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TEHERAN. Un duello fra il conservatore Ebrahim Raisi, considerato il favorito, e il moderato Abdolnasser Hemmati, ritenuto l’unica possibile minaccia a una sua vittoria. È questo lo scenario delle elezioni presidenziali di domani in Iran. Numero uno della magistratura Raisi, ex capo della Banca centrale Hemmati, è su di loro che sono puntati i riflettori. Soprattutto dopo che nell’ultimo giorno di campagna elettorale due candidati si sono ritirati, trasformando in una corsa a cinque quella per la successione a Hassan Rohani e spostando probabilmente i propri consensi sui due pesi massimi rimasti in corsa.

Ma gli occhi sono puntati anche sull’astensione: secondo l’agenzia Iranian Student Polling, ad andare alle urne potrebbe essere solo il 42 per cento dei 59 milioni di aventi diritto, in calo rispetto al 73 per cento del 2017. Un dato che sarebbe storico, figlio in gran parte della delusione per la selezione dei candidati. Per questo si rincorrono gli appelli ad andare alle urne. Rohani, pur avendo protestato pubblicamente contro il Consiglio dei Guardiani per la bocciatura delle candidature di più alto profilo, ha chiesto ai cittadini di votare ugualmente. E la Guida suprema Ali Khamenei ha invitato tutti ad andare al voto per evitare che i «nemici» dell’Iran possano approfittarne.

Rohani, riformista, presidente dal 2013, non poteva ricandidarsi per limiti di mandato. È sotto la sua presidenza che era stato raggiunto l’accordo sul nucleare del 2015, da cui poi Donald Trump si era ritirato e che adesso a Vienna provano a ravvivare Teheran, gli europei e gli Usa di Joe Biden. Un cambio di orientamento, con la vittoria di Raisi o di un altro conservatore, segnerebbe una rottura rispetto all’agenda di Rohani e del suo ministro degli Esteri Javad Zarif: una rottura con conseguenze significative in ottica occidentale per esempio sulle questioni del nucleare iraniano, per i cittadini con doppia cittadinanza detenuti in Iran e per una serie di conflitti regionali. È tuttavia improbabile che un eventuale cambio di passo segni una battuta d’arresto nei colloqui di Vienna: tutti i candidati si sono dichiarati a favore del loro proseguimento (e all’allentamento delle sanzioni aspira tutto lo spettro politico) .

A presentarsi come possibile successore di Rohani è il moderato Hemmati. Per avere una chance contro il favorito Raisi, che si dice aspiri poi alla successione dell’ayatollah Ali Khamenei, Hemmati ha bisogno di garantirsi il ballottaggio, evitando che il conservatore ottenga il 50 per cento già al primo turno. Per questo sta moltiplicando gli appelli a recarsi alle urne. I risultati si sapranno sabato.

A ritirarsi nell’ultimo giorno di campagna elettorale sono stati l’unico candidato riformista rimasto, Mohsen Mehralizadeh, 64 anni, e il conservatore Alireza Zakani, 55enne: il primo darà probabilmente una spinta a Hemmati, mentre il secondo ha fatto un endorsement esplicito per Raisi.

In Iran ritiri dell’ultimo momento sono comuni. In un contesto politico perlopiù divisibile fra conservatori che vogliono espandere il programma nucleare di Teheran, moderati che preferiscono mantenere lo status quo e riformisti che vogliono cambiare la teocrazia dall’interno, ritirarsi dalla corsa è funzionale a non disperdere i voti.

Una mano a Hemmati potrebbe darla l’ex presidente riformista Mohammad Khatami: pur senza un endorsement diretto, in un video molto condiviso sui social invita i riformisti ad andare alle urne nonostante la delusione per i candidati approvati. —

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