Per i Narcos della via Emilia scattano altri cinque arresti
Nuove misure cautelari si aggiungono alle 29 che erano già state formalizzate La base dei trafficanti era una casa colonica vicino al casello di Modena Nord
Ambra Prati
Altre cinque misure cautelari in carcere, emesse dal Gip si sono aggiunte alle 29 iniziali e sono state eseguite ieri dalla Squadra Mobile di Reggio e dai colleghi di Bologna e Fermo nell’ambito dell’operazione Trexit contro il narcotraffico.
Tra i cinque (quattro marocchini e un albanese) uno risulta residente a Modena e ora è ai domiciliari. L’uomo, aveva ceduto sei chili e mezzo di hascisc davanti alle telecamere installate nella base dei trafficanti, una casa colonica vicino al casello di Modena nord. Uno solo dei cinque ha visto riaprirsi le porte del carcere della Pulce: si tratta di un marocchino di 33 anni domiciliato a Rubiera che - dopo essere stato arrestato in flagranza il 28 giugno 2019 con 33 grammi di cocaina - è stato l’inconsapevole “testa di ponte” degli inquirenti, che seguendolo sono stati portati dritti ai narcos della via Emilia. Gli altri arresti sono stati notificati a un detenuto a Bologna e un altro a Fermo, un albanese che viaggiava con il doppio fondo dell’auto imbottita di panetti. Manca all’appello un marocchino, latitante e ricercato. La maxi retata, scattata a fine 2020 da Reggio ed eseguita da un centinaio di poliziotti di mezzo Nord Italia, è durata tre anni e ha recuperato quantitativi impressionanti di stupefacente: sequestrati 301 chili di hascisc, 24,7 chili di cocaina, 2,1 chili di eroina, 31 chili di marijuana, 4 pistole illegalmente detenute, 192mila euro in contanti e sette vetture, tre delle quali hanno rimpinguato il parco auto dei poliziotti.
L’operazione è nata dallo sviluppo di due indagini precedenti (Exit del 6 giugno 2017, che partendo da magrebini stanziali alle ex Reggiane portò a 23 arresti, e Rexit del 2 dicembre 2018 sul rifornimento dall’Olanda) ed è stato il coronamento di una complessa inchiesta: la Squadra Mobile, partendo dal monitoraggio delle piazze reggiane e da sequestri ingenti a corrieri che parevano non avere alcun collegamento tra di loro, ha ricomposto il puzzle di fornitori di droga (soprattutto cocaina e marijuana) di livello più elevato. Smascherate tre organizzazioni distinte: una composta da marocchini e due da albanesi. I primi, con la base logistica nel Modenese, erano il livello intermedio, gli acquirenti che rifornivano le piazze delle città lungo la via Emilia; mentre i secondi, i sodalizi di albanesi, importavano dall’Olanda e dalla madrepatria fiumi di droga, servendosi di corrieri incensurati abituati a percorrere lunghi viaggi con macchine talmente “truccate” che per recuperare i chili di droga si è dovuto smontare le carrozzerie pezzo per pezzo. L’inchiesta, durata tre anni, è stata coordinata da due Procure: la Procura di Reggio (pm titolare Giacomo Forte), Dda di Bologna (per l’accusa di associazione a delinquere anche transnazionale mossa a 18 dei 29 arrestati) e ora la Procura di Modena, che con questi ultimi provvedimenti ha chiuso il cerchio. —
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