Detenuti morti in carcere Il gip rigetta l’opposizione alla richiesta di archiviare
Serena Arbizzi
È stato archiviato il caso riguardante il fascicolo sugli otto detenuti del Sant’Anna, morti durante la rivolta dell’8 marzo 2020 in carcere. Il giudice per le indagini preliminare Andrea Romito, ha accolto la richiesta della Procura che aveva domandato l’archiviazione, riconducendo le origini dei decessi a overdose dopo il saccheggio della farmacia del carcere.
Nelle scorse settimane, accompagnati da una protesta del comitato “Verità e giustizia per i morti di Sant’Anna”, dai Si Cobas e Potere al Popolo davanti al Tribunale, si erano opposti alla richiesta dei pm l’avvocato Luca Sebastiani, legale della famiglia di Chouchane Hafedh, uno dei morti, l’associazione Antigone e il Garante nazionale, che in un corposo documento, articolato in numerosi punti che ripercorrono e analizzano minuziosamente l’accaduto, chiedevano di approfondire eventuali omissioni e ritardi nei soccorsi.
Entrando nei dettagli, il gip nel provvedimento dichiara “l’inammissibilità degli arti oppositivi formulati dall’associazione Antigone onlus e dal Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute e private della libertà personale”, perché “privi della qualifica di persone offese in riferimento ai reati ipotizzati”.
Il giudice Romito indica che “la vicenda ha trovato compiuta ricostruzione”, “nelle relazioni redatte dalla Polizia penitenziaria e dalla Squadra Mobile della Questura”. E ripercorre quanto accaduto alle 13.15 dell’8 marzo 2020 al carcere Sant’Anna. Il gip rileva, inoltre, “che alcuna responsabilità è ascrivibile in capo ai soggetti intervenuti nel corso del complesso iter procedimentale che conduceva”, “ alla definitiva cessazione dei tumulti”. Quanto accaduto, infatti, rappresenta la “concretizzazione di un rischio nuovo”. Qualcosa, quindi, che andava al di là del pericolo normalmente gestito. Lo stesso contesto, secondo il dottor Romito, si applica nel caso di Chouchane Hafedh.
«È una decisione che ci sorprende e ci lascia tanta amarezza – spiega l’avvocato Luca Sebastiani – Anche perché, dalla lettura del provvedimento del giudice, si evince come siano stati ignorati una serie di elementi e criticità sollevate nell’atto di opposizione depositato, che avrebbero meritato più attenzione e la dovuta considerazione. Sono troppe le zone d’ombra che non sono state chiarite in questa triste vicenda e questo non possiamo accettarlo. Pertanto siamo pronti a ricorrere nelle opportune sedi, confidando che prima o poi i familiari di queste giovani vittime avranno le risposte che meritano».
Non si arrende nemmeno Simona Filippi, che rappresenta l’associazione Antigone. «La riteniamo una decisione inaccettabile – rimarca – Noi siamo sempre stati, fin dall’inizio, con un esposto. Parliamo di una vicenda in cui sono decedute molte persone e ci stupisce il fatto che in sole due pagine con una motivazione che non istituisce un confronto con i mille aspetti che avevamo sollevato, si decida comunque di chiudere così. Valuteremo se presentare reclamo perché ci sono tempi molto stretti per impugnare questi provvedimenti che per natura sono definitivi. Siccome, però, il giudice ha dichiarato inammissibilità della nostra richiesta, faremo un reclamo per dire che la nostra intenzione è percorrere tutti gli strumenti nazionali e se necessario europei perché sia fatta veramente chiarezza». —
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