Gazzetta di Modena

Modena

la memoria 

Scrisse 170 lettere da Fossoli alla moglie: il dono alla Fondazione

Serena Arbizzi
Scrisse 170 lettere da Fossoli alla moglie: il dono alla Fondazione

La consegna del carteggio di De Benedetti negli otto mesi al Campo prima di morire in un lager

2 MINUTI DI LETTURA





Serena Arbizzi

«La donazione delle 170 lettere scritte da mio zio Bruno De Benedetti durante gli otto terribili mesi dell’internamento al Campo di Fossoli, prima di essere deportato in un lager del Reich, dove perse la vita vuole spingere a una riflessione corale per ritrovare i valori della liberazione».

Queste parole toccanti sono state la cornice della consegna ufficiale alla Fondazione Fossoli del carteggio dall’intenso valore storico, emotivo e umano del pediatra italiano di origini ebraiche Bruno De Benedetti alla moglie Armanda a Genova. Le ha pronunciate il nipote di Bruno, l’avvocato Filippo Biolè (a destra con il sindaco, Castagnetti e Luppi, presidente e direttrice della Fondazione Fossoli), al Campo, dove sono state mostrate le lettere che saranno custodite dalla Fondazione, digitalizzate, analizzate e messe a disposizione di studiosi di tutto il mondo. Il carteggio è stato depositato alla Fondazione Fossoli da Lucia Amelotti, che lo ha custodito in questi anni. Una storia drammatica e straordinaria, quella del medico genovese che varcherà i cancelli di Fossoli il 7 dicembre 1943, dopo essere stato arrestato a Mendrisio, mentre tentava di superare clandestinamente il confine svizzero, per raggiungere la famiglia fuggita appena 24 ore prima. E negli otto mesi a Fossoli, Bruno De Benedetti, uno tra i 5mila prigionieri, 2844 dei quali di origine ebraica, scrive con assiduità alla moglie Armanda, cattolica. Partirà da Fossoli con l’ultimo convoglio, il 31 luglio 1944, per non tornare mai più.

La consegna del prezioso carteggio è anche occasione per lanciare “Salva una storia”, una campagna di raccolta di testimonianze, attivata con l’apertura dei cantieri di restauro conservativo e di riqualificazione del Campo. “Salva una storia” si rivolge a chi voglia donare lettere, fotografie, diari, oggetti - riguardanti il Campo di Fossoli ma non solo, legati alla guerra, al dopoguerra e alla ricostruzione, - con l’intento di salvarli dall’oblio e farne patrimonio comune.

«A Lucia Amelotti – commenta la direttrice della Fondazione Fossoli, Marzia Luppi, insieme al presidente Pier Luigi Castagnetti – e a tutti i familiari Tomellini-Fassio, in particolare alla cognata Marzia che ha permesso di fare il collegamento con le lettere va tutta la riconoscenza per questo affidamento. E vorrei ricordare anche la preziosa azione del nipote Filippo Biolè, che si è dedicato con grande sensibilità alla ricerca della vicenda familiare riportando alla luce il carteggio. Abbiamo ritirato direttamente da Lucia le lettere martedì; è stato un incontro molto coinvolgente».

«Costruiamo strade non solo per portare avanti valori, ma responsabilità», aggiunge il sindaco Alberto Bellelli riferendosi al “fare memoria”. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google