Covid, vaccinazioni a 35° Medici e infermieri al lavoro senza soste
MIRANDOLA. Com’è possibile lavorare per sette ore e anche più, facendo le iniezioni per il vaccino anti Covid, con temperature che raggiungono i 35 gradi nelle ore di picco?
È questa la domanda che da lunedì si pongono i sanitari del “vaccinodromo” di Mirandola, il centro di terapia iniettoria che in via Dorando Pietri mette insieme infermieri e medici, compresi quelli volontari, impegnati su più turni per arrivare a coprire tutta la popolazione.
Niente pause, anche se la canicola ha raggiunto temperature degne di un agosto caldo, soprattutto all’interno della struttura dove i cittadini fanno la fila e aspettano in attesa per una ventina di minuti dopo l’iniezione.
Il problema è stato posto in via gerarchica anche ai dirigenti dell’Usl.
«Com’è possibile - hanno detto in buona sostanza i camici bianchi lavorare in queste condizioni? E i pazienti in attesa?» A dire la verità la sofferenza è soprattutto per chi deve stare in camice e tuta sterile, oltre all’immancabile mascherina, immerso in quella specie di sauna umida che è in questi giorni il centro sociale “Ex Acqua Ragia”.
I vertici della macchina sanitaria sono venuti, hanno constatato, si sono stretti le spalle e annuito gravemente, certificando l’esistenza del problema e la necessità di risolverlo.
Ma in cinque giorni non è successo nulla. Solo due condizionatori portatili, completamente insufficienti per la cubatura da rinfrescare.
Ventilatori? Magari da soffitto per grandi superfici? Chi lo sa. I primi ad augurarselo sono gli operatori sanitari ma anche i pazienti, all’entrata e all’uscita, non parlano dell’ansia da vaccinazione ma del caldo asfissiante nella struttura.
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