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Sulle barricate di Prato «Rischio la vita quando mi metto davanti a un tir»

Paolo Nencioni PRATO.
Sulle barricate di Prato «Rischio la vita quando mi metto davanti a un tir»

Da cinque mesi gli operai con i Cobas presidiano una stamperia «Adil era uno di noi». Ieri la protesta davanti alla “Mille Miglia” 

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La foto di Adil Belakhdim, il sindacalista Si Cobas ucciso a Biandrate, è comparsa come un colpo allo stomaco senza preavviso nel bel mezzo della passerella dei vip. Passa la terza tappa della Mille Miglia, per la prima volta a Prato, e all’ombra del Castello dell’Imperatore, dall’altra parte della strada, il mondo patinato dei conducenti di Ferrari, storiche Bugatti e Bentley è costretto a fare i conti con la realtà di una ventina di operai che sono venuti a ricordare Adil ma soprattutto la loro battaglia, quella che combattono da cinque mesi per il rispetto del contratto di lavoro alla stamperia Texprint, gestita da titolari cinesi. Prima erano dipendenti, ora sono licenziati e mercoledì tre di loro sono stati anche picchiati mentre tentavano di impedire l’ingresso delle merci in fabbrica. Anche qui li guida il sindacato Si Cobas. Collegano una cassa e urlano le loro ragioni per sovrastare lo speaker ufficiale della Mille Miglia che intanto decanta le caratteristiche tecniche dei bolidi e scherza coi vip (Melissa Satta, Caterina Balivo, Cristina Parodi, John Elkann, tra gli altri). Una scena surreale. Poi, dopo una veloce trattativa, la Digos ottiene lo spegnimento della cassa, ma il messaggio è arrivato.

I conducenti delle auto storiche, molti dei quali stranieri, forse nemmeno capiscono quello che sta succedendo. Certo sono pochi quelli che si voltano verso gli operai, fanno finta di niente, la mente già rivolta alla cena di gala a Palazzo Enzo Re in piazza Maggiore a Bologna.

Rabbia, dolore, inquietudine. È lo stato d’animo di Luca Toscano, il sindacalista Si Cobas che da cinque mesi, insieme a Sarah Caudiero, organizza la protesta dei lavoratori davanti ai cancelli della Texprint di via Sabadell, a Prato. La notizia della morte di Adil Belakhdim è piombata come un macigno sul presidio degli operai che chiedono di lavorare otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Perché Adil, in fondo, era uno di loro. «Un figlio di queste lotte – lo ricorda Toscano – Cresciuto nei magazzini della logistica e poi passato all’attività sindacale».

E se la rabbia e il dolore sono scontati di fronte a un fatto del genere, l’inquietudine è legata alla sensazione, dice il sindacalista, «che questa cosa può succedere a chiunque in qualsiasi momento. Chi si mette davanti a un furgone o un tir, come facciamo noi, mette la propria vita nelle mani di un autista. E spesso sono i capetti che fanno cenno agli autisti di avanzare».

Nasir, Imran e Zeeshan, i tre operai pachistani aggrediti mercoledì pomeriggio da un gruppo di una quindicina di cinesi, tra cui anche un paio di soci della Texprint, portano ancora i segni delle botte prese. I cinesi invece danno la colpa ai pachistani e hanno sporto l’ennesima querela. Però c’è un video ripreso da uno dei manifestanti (ora con due dita rotte per non aver mollato il telefonino) che sembra inchiodare i cinesi alle loro responsabilità (la polizia sta esaminando le immagini e riferirà alla Procura).

«Abbiamo dovuto aspettare che ci fosse il morto per sentire il governo che parla di quello che accade in certe realtà – dice Toscano – È come per i morti sul lavoro, se ne parla sempre dopo. Invece la politica dovrebbe agire quando le cose non sono ancora irreparabili». —



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