Elisa Molinari, cervello modenese per il futuro di giovani e ricerca
È professoressa di Fisica della Materia a Unimore «Una grande responsabilità per coltivare i talenti»
Gabriele Farina
Rendere la ricerca italiana più forte e pronta per il futuro. È una sfida che si appresta a vivere la docente di Fisica della Materia all’università di Modena Elisa Molinari, convocata nel comitato scientifico del ministero dell’Università e della Ricerca (Mur). Composto da otto membri, il comitato dovrà sovraintendere all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), soprattutto per la parte relativa alla ricerca. Obiettivo? Più dottorati e sostegno ai giovani ricercatori, e potenziare le strutture esistenti: sono gli ambiti identificati nella prima riunione del Comitato Scientifico (Supervisory Board) del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) istituito dal Ministero dell'Università e Ricerca.
La quarta “missione” del Pnrr prevede quasi 31 miliardi dal Next Generation Italia tra potenziamento dell’istruzione (19 miliardi e 440 milioni di euro) e rilancio del legame “dalla ricerca all’impresa” (11 miliardi e 440 milioni di euro).
Professoressa Molinari, quale sarà la vostra missione?
«Dovremo definire bandi, temi e criteri trasparenti perché vi siano investimenti lungimiranti, che facciano crescere persone e strutture di ricerca a lungo termine».
Com’è andata la prima riunione di venerdì?
«Abbiamo iniziato a lavorare con il Mur: dobbiamo far sì che le risorse siano spese presto e bene. Occorre investire sulle persone e sui giovani, lavorando per rimuovere le disuguaglianze sociali, territoriali e di genere. Un’attenzione speciale va, come per tutto il Pnrr, agli aspetti legati a digitale e green. La ministra Maria Cristina Messa è stata molto aperta nell’illustrare i problemi che dobbiamo affrontare».
Cosa significa investire sulle persone?
«Dobbiamo trattenere e attirare i talenti migliori, investendo nelle infrastrutture della ricerca, nei dottorati, nei centri e nei partenariati di ricerca. Una scelta molto importante è quella di rafforzare e mettere in rete le strutture esistenti, a partire dai molti punti di forza che ci sono nell’università e nella ricerca pubblica, senza inventarne di nuove».
Come si diventa più attrattivi?
«Investendo per dotarci di infrastrutture, in strumenti tecnologici e culturali. Valutando con rigore e semplificando perché si possa lavorare ai migliori standard internazionali. Con la pandemia s’è intuita ancor di più l’importanza della ricerca, inclusa quella di base. È indispensabile prepararsi per affrontare eventi inaspettati e pensare sul lungo periodo».
Quali sono i suoi punti di forza?
«Ho esperienze di ricerca sulle applicazioni del calcolo scientifico e della fisica quantistica, con un approccio molto interdisciplinare. A Modena coordino il centro di eccellenza europeo MaX, all’avanguardia nella simulazione e dati per lo studio dei materiali. In generale, credo che sarà utile la mia esperienza nel dirigere centri di ricerca e nella programmazione e valutazione della ricerca in Europa».
Come si contrasta il divario di genere?
«In Italia ci sono moltissime scienziate di valore, ma non sono sempre visibili né valorizzate a sufficienza. Occorre adottare azioni per promuovere a tutti i livelli il ruolo delle donne meritevoli, dall’orientamento delle studentesse per le materie Stem al coordinamento e direzione dei progetti e centri. È un aspetto da tenere presente in tutti i futuri bandi».
Come ha reagito alla convocazione di Messa?
«È un onore, ma mi sento soprattutto caricata di grandi responsabilità. Per l’Italia è un’opportunità davvero unica. Non possiamo sbagliare».
Quale sarà per lei il risultato migliore?
«Attrarre e trattenere in Italia le persone migliori: è il vero investimento sul futuro. Far sì che il Paese sia sempre più attrattivo e inclusivo per i ricercatori, compresi i giovani e le donne. In molti campi in Italia abbiamo ricerche del tutto confrontabili con quelle di altri Paesi. I nuovi investimenti nelle infrastrutture, nelle collaborazioni e nelle persone devono rafforzarci in questa direzione». —
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