Vignola, Ricerca innovativa in difesa delle ciliegie
VIGNOLA Cinquemila metri quadri di ciliegi, coperti con reti polifunzionali: questa la dimensione del nuovo campo sperimentale vignolese, inaugurato ieri alla presenza dell’assessore regionale Alessio Mammi. «Tre sono le parole chiave del nostro mandato – ha commentato Mammi, tra i filari di ciliegio – Produttività, sostenibilità e investimenti. Oggi, a Vignola, ho trovato un progetto che le racchiude tutte. Ma in questo nuovo campo sperimentale è presente anche una quarta parola nella quale dobbiamo credere sempre di più: qualità».
Questo nuovo impianto sperimentale, sito nella cosiddetta impresa Mancini di via Frignanese, prevede infatti l’utilizzo di coperture in reti in grado di proteggere la ciliegia da parassiti e danni delle piogge.
Questa particolare attrezzatura fa parte di un piano triennale che servirà a testare nuovi modelli di reti multifunzionali per la protezione del ciliegio. Le culture coltivate all’interno, inoltre, fanno parte di una sperimentazione varietale, curata dal Consorzio della Ciliegia di Vignola con la collaborazione del Dipartimento di Scienze della vita dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. «Non capita frequentemente di inaugurare luoghi come questo – sono state le parole del sindaco Emilia Muratori – Assieme alla Regione, abbiamo deciso di investire in questo nuovo progetto, il quale porterà grandi benefici a tutto il nostro territorio. Abbiamo voluto dare il nostro supporto celermente, per permettere a questo progetto di essere finito in tempo per la raccolta di quest’anno. Abbiamo voluto seguire e dare fiducia a chi da anni si impegna in questo senso. Il nostro sguardo è rivolto al domani, alle innovazioni tecnologiche e alla ricerca scientifica».
Le coperture, nelle due versioni monoblocco e monofila, sono state realizzate con rete anti-drosofila (mosca che colpisce la ciliegia e altre colture nostrane dal 2011), rinforzata nella parte superiore con una doppia rete impermeabile alle precipitazioni, in grado quindi di proteggere i frutti dalle piogge e allo stesso tempo di permettere lo scambio di aria per mantenere condizioni ambientali ottimali nell’ambiente protetto. A tal fine gli impianti sono stati dotati di una rete di raccolta di dati che consente il raffronto con le condizioni esterne. «Quando a marzo siamo andati a colloquio con i tecnici della Regione per spiegare cosa avessimo in mente – ha spiegato Andrea Bernardi, presidente Consorzio Ciliegia di Vignola – Ci siamo resi conto di quanto potesse suonare strano quello che stavamo proponendo, in termini di avanguardia, per un territorio come Vignola. Eppure, crediamo da sempre nell’innovazione. Ecco perché in questo nuovo campo abbiamo unito la sperimentazione varietale e dei materiali. Ma soprattutto, abbiamo dimostrato quanto possa essere virtuosa la collaborazione tra pubblico e privato, a beneficio di tutti».
Anche Valter Monari, direttore del Consorzio Ciliegia di Vignola, ha ringraziato assessore e giunta comunale per la rapidità con cui hanno raccolto questa nuova sfida: «Se alla fine degli anni ’70 a Vignola si producevano oltre 150mila quintali di ciliegie e oggi quasi 70mila quintali, non significa per forza che il marchio sia in calo. Anzi. Noi lavoriamo per la qualità e pensiamo che sia questa a dover avere la meglio per il tipo di mercato che intendiamo servire. È da anni che giriamo l’Europa per cercare di portare anche qui le ultime innovazioni per potenziare la nostra agricoltura. E questo nuovo campo sperimentale oggi ne è un chiaro esempio. Oltre a proteggere le ciliegie dal moscerino asiatico, queste particolari telature permettono di prevenire i danni da calamità, come le spaccature dovute alla pioggia. Inoltre – ha concluso Monari – Entro il 2025 porteremo a termine la copertura di circa cinquemila metri di terreno coltivato a ciliegio in modo biologico. Ridurre i residui di prodotti antiparassitari è infatti tra i nostri principali obiettivi».
Nei prossimi anni, appunto, si prevede l’ampliamento dell’area sperimentale-dimostrativa attraverso la realizzazione di altri impianti coperti con materiali innovativi e la valutazione di queste strutture sia in appezzamenti condotti secondo i disciplinari di produzione integrata che in agricoltura biologica. «Questo è l’esito di tanti anni di lavoro – ha spiegato Luca Casoli, direttore del Consorzio fitosanitario provinciale di Modena – Le nostre metodiche sono infatti rivolte a ridurre l’impatto ambientale delle nostre coltivazioni, ma senza rinunciare alla produttività e alla qualità del prodotto. Questo sistema ci permetterà inoltre di monitorare le condizioni all’interno del ceraseto e di verificare l’adattabilità delle nuove varietà». —
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