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Ceramica, moda e biomedicale: ripartenza dell’export modenese

Ceramica, moda e biomedicale: ripartenza dell’export modenese

Dati vistosi che riportano al 2019 prima del Covid. Molto bene macchine per industria e agricoltura 

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Per le esportazioni modenese un trimestre che non si registrava da tempo con tutti i distretti dell’economia locale in crescita significativa e in alcuni casi con numeri davvero importanti dai macchinari per ceramica fino alla moda-abbigliamento.

I dati sono stati diffusi ieri grazie alla ricerca sui Distretti industriali di Intesa Sanpaolo, presentata in un incontro online da Cristina Balbo, direttrice regionale Emilia Romagna e Marche del gruppo bancario, Pietro Ferrari, presidente Confindustria Emilia Romagna, Giovanni Foresti e Carla Saruis, economisti della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo.

I segnali positivi emersi solo soltanto in parte oscurati dalle osservazionisul tema della carenza di tecnici specializzati per le industrie della regione.

Il 2021 in Emilia Romagna è iniziato con dati positivi per l'export dei distretti produttivi, con un +6,4% rispetto allo stesso periodo del 2020 che era stato solo parzialmente impattato dal lockdown iniziato a marzo. Ma soprattutto, le esportazioni dei distretti emiliano-romagnoli crescono anche rispetto al 2019, +2,2%, meglio della media distrettuale italiana, che mostra un ritardo del -2,8% rispetto ai livelli pre-Covid.

Soffermandosi in particolare sui numeri dei distretti modenesi, si evidenziano le performance brillanti soprattutto delle Macchine per l’industria ceramica di Modena e Reggio Emilia (+37,9% secondo i dati Acimac), ma anche delle Macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (+31,5%),

Nel settore Agro-alimentare il dato regionale complessivo è +3,6%, con il contributo positivo ) del settore dei Salumi del Modenese (+5,6%). Un dato importante emerge anche per il distretto modenese delle piastrelle: il settore ceramico ha fatto registrare un aumento delle vendite del 4,2%.

Importanti anche i numeri di un settore come quello carpigiano della moda-abbigliamento, che da tempo era in sofferenza. Nel Sistema moda si osserva una contrazione nell’export complessivo dei distretti (-2,3%), a causa dell’andamento dell’Abbigliamento di Rimini (-21,2%). Al contrario ha denotato una buona crescita la Maglieria e abbigliamento di Carpi (+14,7%).

Partenza in crescita per le esportazioni dei Poli tecnologici regionali, con risultati migliori rispetto alla dinamica nazionale (+6,5% contro -4,3%). Brillanti il Biomedicale di Bologna (+27,3%) e il Biomedicale di Mirandola (+13,5%), in calo invece il Polo ICT dell’Emilia-Romagna (-7,4%).

Un contributo importante arriva dagli Its, gli istituti tecnici superiori post-diploma che sfornano personale altamente specializzato: a un anno dalla fine del percorso di formazione l'83% degli studenti trova impiego.

«Purtroppo sono poche persone che si iscrivono agli Its – sottolinea Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia Romagna – Qui c'è un tema di marketing da studiare molto bene. Purtroppo l'istruzione tecnica è carente in Italia». Un problema cronico per le imprese dell’Emilia Romagna, che viene solo in parte compensato dalla capacità di attrarre tecnici da altre regioni. A rendere competitivi i distretti emiliano romagnoli il forte radicamento territoriale e la presenza di filiere di prossimità: i fornitori sono molto più vicini ai committenti di quanto avviene altrove. «Le filiere produttive – commenta Pietro Ferrari – sono un punto di riferimento centrale per la ripartenza del territorio. Dobbiamo rafforzare le catene di fornitura verso obiettivi di innovazione e sostenibilità, accorciare le catene di distribuzione e sostenere la loro competitività nei Paesi emergenti».

«L’Emilia Romagna si contraddistingue ancora per resilienza e capacità di interpretare il cambiamento – spiega Cristina Balbo, Direttrice regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo – Ora occorre concentrarsi sugli asset di sviluppo cui la pandemia ha impresso la maggiore accelerazione. Come Intesa Sanpaolo siamo impegnati nel continuare a garantire sostegno alla liquidità, come testimonia il plafond da 5,1 miliardi di euro messo a disposizione delle Pmi regionali nell’ambito del programma Motore Italia e gli impieghi per 600 milioni alle imprese della regione nel primo trimestre ». —

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