Ispezioni al Com e fondi dal Canada Scintille fra Petropulacos e Federico
L’ex direttrice dell’Azienda ospedaliero universitaria ricostruisce in aula le verifiche all’Angela Serra
Serena Arbizzi
«Il prof. Federico, al momento delle ispezioni, mi parlò dell’esistenza di elementi personali sui computer, come, ad esempio, le foto delle vacanze. Ricordo di avergli detto che a nessuno sarebbe interessato di quelle foto. E se un computer è fornito dal datore di lavoro si doveva poter accedere».
È stata una ricostruzione fiume quella dell’ex direttrice dell’Azienda ospedaliero universitaria, chiamata ieri in Tribunale a ripercorrere le tappe delle ispezioni all’associazione Angela Serra nel processo a carico del professor Massimo Federico. Gli episodi risalgono tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013. «Il prof. Federico ha lamentato che fossero in corso controlli che turbavano un clima già difficile in ospedale – ha dichiarato Petropulacos incalzata dal pm Marco Niccolini – Noi ci sentivamo autorizzati a vedere tutto. Davanti all’opposizione di Federico, poi, decisi di chiedere una “cosa” più formale». Petropulacos chiese, infatti, un via libera formale all’allora rettore Aldo Tomasi, il quale fece una segnalazione all’autorità giudiziaria: da lì scattò il sequestro penale dei locali. Alcune attività di ispezione, tuttavia, ripresero, come testimonia la riapposizione dei sigilli. «Della presenza di Angela Serra al Com sapevo ma non me ne sono mai occupata da direttore generale fino a questi problemi», dichiara ancora Petropulacos.
Le scintille tra l’ex direttrice e Federico arrivano al culmine sui fondi del National Cancer Institute of Canada, ente no profit che diede un contributo di 38mila dollari canadesi, ossia 25mila euro, in 10 anni. Federico interviene per far notare che l’ente è citato in un emendamento che il comitato etico ha approvato nel 2005. “E se non sa la traduzione in inglese la aiuto”, dichiara il prof. in conclusione, provocando l’intervento del presidente del collegio, il giudice Pasquale Liccardo e la reazione di Petropulacos che ha definito “poco piacevole” l’allusione alla conoscenza dell’inglese.
La difesa ha evidenziato che il prof. Federico non intese ostacolare le ispezioni: il prof. dichiarò che per entrare negli spazi dell’università occorreva il permesso dell’università stessa. E puntualizzò come i fondi canadesi fossero contributi per uno studio accademico, non sponsorizzazioni. Studio che non prevedeva sperimentazioni di farmaci da metter in commercio. Non c’era nessun interesse di nessuna azienda. Veniva tenuta la contabilità dei contributi dall’Istituto canadese per i pazienti arruolati e coi fondi si pagava chi faceva quegli studi. —
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