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«Tessile, non si batte la crisi facendo i licenziamenti»

Serena Arbizzi
«Tessile, non si batte la crisi facendo i licenziamenti»

Mobilitazione regionale per il rinnovo del contratto davanti alla sede di Gaudì I sindacati: «Confindustria non dialoga. In ballo c’è il futuro di settore e addetti»

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Sono arrivati dalle province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio davanti ai cancelli della ditta Gaudì per ribadire forte e chiaro che le proposte arrivate da Confindustria in merito al contratto per il tessile, così come sono non vanno bene. I sindacalisti di Cgil Filctem, Cisl Femca e Uiltec Uil sottolineano che «non si rilancia il comparto tramite i licenziamenti e tagliando fuori i sindacati».

«Al momento non si trova soluzione: l’iniziativa di oggi è a carattere nazionale e territoriale per far sì che si prenda coscienza che il lavoro è un diritto e il lavoro senza diritti non esiste – afferma Roberto Righi, segretario provinciale della Filctem Cgil – Tra questi diritti c’è un contratto nazionale dignitoso, di qualità, che sancisca giusta retribuzione e diritti sindacali e individuali. La posizione delle aziende è inaccettabile. Le richieste che hanno fatto in modo più o meno formale ai tavoli di trattativa tendono a destrutturale una parte del contratto nazionale».

Tra i nodi critici c’è l’aumento retributivo. «Non ci soddisfa, è lontana dai nostri obiettivi. L’equilibrio economico va comunque trovato», ribadisce Righi.

«Questa mobilitazione vuole essere significativa verso la nostra controparte, Confindustria – rimarca Sergio Greco, Cgil Filctem Carpi – Il proprietario di Gaudì ha avuto ruoli di primo piano in Confindustria. Non è una mobilitazione contro l’azienda, quindi, bensì contro l’associazione che in più occasione non ci ha dato le risposte che chiediamo. Nonostante la crisi fortissima, Carpi rappresenta ancora un polo importante per il tessile ed è per questo che è stata scelta questa città per fare sentire la nostra voce».

«Noi puntiamo al contratto nazionale, scaduto da un anno e mezzo: in ballo qui c’è di più di questo – sottolinea Roberto Giardiello, di Femca Cisl – C’è in ballo il rilancio del settore, in una situazione difficile perché ha sofferto molto per il Covid. Lo scontro è tra la parte sindacale che afferma che serva il rinnovo del contratto nazionale e Confindustria Smi che punta a tagliare fuori il sindacato e a rilanciare il settore con i licenziamenti».

Il comparto dell’abbigliamento è a prevalenza femminile, come sottolinea Maria Angela Occhiali della Uiltec.

«Noi abbiamo come per ogni rinnovo contrattuale una controparte che ci chiede di eliminare una parte fondamentale, che è quella normativa, di diritti – spiega Occhiali – Togliendo i diritti alle lavoratrici e ai lavoratori si rinuncia alla possibilità di avere un orario di lavoro compatibile con le esigenze famigliari. La controparte vuole avere mano libera sugli orari di lavoro. Per questo sollecitiamo le aziende tessile più importanti al confronto, in quello che è un settore a prevalenza femminile. Abbiamo ditte che non hanno regole: si decide un giorno per l’altro, senza alcun tipo di accordo sindacale. Noi dobbiamo tutelare questi lavoratori. Un dialogo è fondamentale, con la controparte: se non c’è si chiude la porta a un confronto importante», conclude Occhiali. —

Serena Arbizzi

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