«Casa della salute: un doppione di fianco al nuovo Ramazzini»
L’associazione “Carpi bene comune” attacca il progetto dell’ospedale che verrà «Questo ulteriore consumo di suolo non ridurrà di un minuto le liste di attesa»
“La casa dei doppioni”. È stata soprannominata così la casa della salute che verrà realizzata vicino al nuovo ospedale, il cui rendering è stato presentato durante la visita del ministro Roberto Speranza, che ha “tenuto a battesimo” la firma per la nascita del nuovo Ramazzini.
Utilizza questo soprannome l’associazione “Carpi bene comune” nel descrivere il progetto illustrato dai massimi vertici dell’azienda sanitaria alla Sala delle Vedute lunedì scorso.
«Guardando il rendering che ha accompagnato la recente tournée locale del Ministro Speranza – approfondisce l’associazione – si nota che una buona fetta di superficie occupata dal nuovo ospedale Ramazzini sarà destinata a una casa della salute, ovvero dal medesimo tipo di struttura che la stessa Ausl sta costruendo (con un certo dispendio di risorse ed energie e con un cantiere biblico, dovuto al fallimento della prima azienda appaltante), nell’area a ridosso della stazione delle corriere».
La conseguenza è che ci saranno «non una, bensì due case della salute nel giro di un paio di chilometri malcontati, sempre che si riesca a capire quale sia il lotto di terra definitivo su cui si andrà a costruire nell’area a sud del quartiere industriale di Fossoli – aggiunge “Carpi Bene Comune” – Sicuramente partirà fra breve tutto un panegirico sulla “complementarietà” delle due case della salute e sicuramente è con la moltiplicazione dei muri e il consumo di suolo che potremo risolvere i problemi della diagnostica, prevenzione e cura, che oggi come oggi ci fanno prenotare visite specialistiche pneumologiche o cardiologiche per persone anziane residenti a Carpi in altre strutture “a portata di mano” come Pavullo o Sassuolo».
“Carpi bene comune” pone poi l’accento sulle «vere necessità sanitarie, che per Carpi e dintorni sarebbero: riduzione dei tempi d’attesa per la diagnostica; stop al pendolarismo in strutture lontane per visite specialistiche; affidabilità e accessibilità dell’ospedale per le degenze e l’assistenza ai malati. In tutto questo, le decine e decine di milioni di euro che verranno spese per espropriare terreni, alzare muri e creare ulteriore danno ambientale al nostro territorio, anziché operare sull’area esistente, razionalizzando gli spazi costruendo padiglioni nuovi e poi procedendo alla demolizione e ricostruzione dei vecchi, non ridurranno di un minuto le liste d’attesa né faciliteranno l’accesso a decenti livelli di cura per i tanti cittadini di Carpi, per i prossimi dieci anni abbondanti. Faciliteranno invece di molto le tasche di chi quelle strutture (e i loro duplicati) le deve realizzare, a danno di tutti». —
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