«Giudici e pm separati solo così c’è autonomia»
Oggi sarà la seconda giornata di astensione dalle udienze degli avvocati penalisti modenesi che hanno raccolto l’invito alla mobilitazione per i fatti di Verbania. Sia ieri che oggi il direttivo della Camera penale Alberto Perroux ha allestito un gazebo informativo in piazza Mazzini per illustrare ai passanti i motivi dell’astensione. L’obiettivo è rivendicare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri che invece appartengono “al medesimo ordine, al medesimo organo di autogoverno, alla medesima rappresentanza associativa, ai medesimi percorsi professionali”.
«Stupisce dunque la posizione espressa in questi giorni dell’Anm emiliano-romagnola – replica la Camera penale Perroux – laddove ha affermato che questa astensione degli avvocati rappresenterebbe un attacco all’unità ed alla indipendenza della magistratura. È infatti vero il contrario: da sempre le camere penali conducono una battaglia democratica per ottenere la separazione delle carriere, il cui primo risultato sarebbe il rafforzamento della indipendenza e della terzietà del giudice che costituisce il presupposto necessario per assicurare l’imparzialità della decisione».
Stilettata sul giudizio avanzato dai magistrati: «Stupisce ancor di più, e preoccupa, l’accusa di disonestà intellettuale e di mancanza di collaborazione lanciata dall’associazione dei magistrati all’avvocatura – proseguono gli avvocati penalisti modenesi – In un sistema democratico degno di questo nome occorre infatti coltivare l’idea di un potere giurisdizionale che sia garante dei diritti di libertà dei cittadini di fronte all’autorità dello Stato, all’azione dei pubblici ministeri, agli atti investigativi della polizia giudiziaria che ai pubblici ministeri risponde. L’attuale momento storico, caratterizzato dalla estrema fragilità dell’organo di governo della magistratura, il Csm, impone di certo uno sforzo comune per consentire il recupero di credibilità del sistema della giustizia penale, ma con la consapevolezza che nulla potrà più essere come prima». —
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