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«Il dilagare della cocaina? Non è più una droga per ricchi»

Serena Arbizzi
«Il dilagare della cocaina? Non è più una droga per ricchi»

Padre Stenico, presidente del Ceis, spiega quanto sia estesa la dipendenza   dopo la morte per overdose dalla sostanza di una 35enne a casa del fidanzato

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Serena Arbizzi

«È sbagliato associare la cocaina a chi ha grandi possibilità economiche. Tutti, potenzialmente, hanno accesso a questa sostanza e i motivi che spingono ad abusarne possono essere gli stessi che spingono chi fa uso di altri tipi di stupefacenti».

Padre Giuliano Stenico, presidente del Centro di Solidarietà che si occupa di numerosi casi di tossicodipendenza, sgombra il campo dal dubbio: la cocaina non è una droga da ricchi. O meglio, non sono soltanto le persone più facoltose che possono ottenere con facilità questa droga.

Il tema è ritornato alla ribalta in modo prepotente dopo il decesso di una 35enne a Formigine, domenica pomeriggio. La donna, modenese, si trovava a casa del fidanzato con cui conviveva. L’uomo, vedendo che la 35enne stava malissimo ha allertato i soccorsi, ma non c’è stato nulla da fare.

Come testimonia la letteratura di tossicologia clinica, i casi di overdose da cocaina sono molto più rari di quelli da eroina: si verificano, infatti, in un rapporto di uno a 10.

«Le persone che fanno utilizzo di cocaina spesso hanno problemi simili a chi abusa di altre sostanze – continua padre Stenico – Insoddisfazione, difficoltà a gestire le relazione o nell’affrontare la giornata stessa. Poi, a causa dell’utilizzo di stupefacenti, vengono a mancare gli stimoli. Non è vero, infatti, che la sensazione provocata dalle droghe duri tutto il giorno, molto spesso provoca un’assenza emotiva. Dopo il primo eccitamento, c’è un affaticamento: è la botta successiva. Le droghe assorbono tutte le emozioni e chi sta vicino a chi le usa, finisce che non le sente più. Non sono qualcosa che motiva per tutta la giornata. Ne consegue un senso di isolamento: le sostanze provocano un ritiro. È un cane che si morde la coda: crescendo l’isolamento hai bisogno di ricorrere agli stupefacenti e via dicendo».

La cocaina, dunque, non è più da considerare una droga di élite e il prezzo subisce delle oscillazioni a seconda del numero di acquirenti.

«Il mercato agisce abbassando il prezzo quando bisogna ampliare la clientela», rimarca padre Stenico.

«Il Ceis ha offerte diversificate – aggiunge – Sia a Modena sia a Bologna ci sono gruppi specifici per cocainomani. La persona continua la sua vita, ma inizia a frequentare il gruppo. Naturalmente, c’è un controllo per verificare se c’è una continuità nell’uso, perché il presupposto perché sia efficace è che la persona sia astinente. Poi, è previsto il supporto di farmaci». —

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