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“Il tesoro di Sorbara” quando un libro fumetto conquista il cuore e promuove il Lambrusco

GIANLUCA PEDRAZZI
“Il tesoro di Sorbara” quando un libro fumetto conquista il cuore e promuove il Lambrusco

L’ha voluto il Comune di Bomporto e stampato Franco Cosimo Panini Storia di un territorio, di opere Vinciane, di pieve in splendide tavole 

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L’IDEA

GIANLUCA PEDRAZZI

Se non lo avete ancora letto, fatelo. Se non lo avete ancora comprato, compratelo. Vi farà sorridere e vi entrerà nel cuore. Franco Cosimo Panini, l’editore, che di idee, libri e fumetti se ne intende lo ha pubblicato. E l’idea è del Comune di Bomporto, cuore pulsante del “rosso rubino” filo conduttore del fumetto di Stefano Ascari e Dario Grillotti (affermati disegnatori e docenti di concept art, illustrazione...). In un torrido pomeriggio d’estate, i tre amici Marco, Martina e Khaled fanno uno strano incontro in una villa abbandonata lungo la riva del Panaro, e vi raccontano dell’eccellenza che, a fiumi, scorre tra le vigne del Sorbara e della Bassa. Sessantadue pagine di tavole a colori, pennellate di storia, arte, album di famiglie che vi prendono per mano e vi accompagnano tra la gente che da un filare di vigna ha creato una cantina, un marchio, un “rosso rubino” che finisce sulle tavole degli italiani e valica spesso e volentieri i confini. Fino a fare del Lambrusco il vino più venduto e commercializzato al mondo. Che non vuol più dire solo quantità ma anche qualità (tanta). Un viaggio a colori che va dove il territorio batte forte. In cui identità, memoria, lavoro di intere generazioni trovano la loro più alta espressione nel buon vivere dei suoi abitanti, racchiuso in un bicchiere del rosso di casa. C’è la storia della Cantina Garuti, che quest’anno celebra i cento anni di vita, attraverso il benvenuto che danno Dante, Romeo, Elio. C’è la Cantina della Volta con Christian. Sandro Cavicchioli che davanti la Foresteria accoglie i tre ragazzini a caccia del “Tesoro di Sorbara” e spiega i segreti... «Grazie alle sue viti ma anche quelle di Salamino che vengono piantate vicine, perché da solo il Sorbara non riesce a crescere bene... gli serve di fianco un’altra vigna che aiuta l’impollinazione”. C’è la Cantina del Cristo dei Paltrinieri che svela cos’è il “terroir, un’area dove clima, suolo e vigna collaborano in modo unico per creare un vino speciale!”. Fino al fantasma di Gino Friedmann che vi spalanca le storie della Cantina di Carpi e Sorbara e dei suoi 1200 produttori, piccoli e grandi che a inizio settembre in fila riempiono con i loro carri e trattori la vecchia Canaletto o i rettilinei della Panaria. Un mix tra allegri fantasmi, antiche vie d’acque, capolavori di ingegneria idraulica come le Porte Vinciane, maestose pieve...” come quella di Sorbara dove Matilde di Canossa, narra la leggenda, resistette eroicamente all’imperatore che voleva conquistare il castello perché le truppe nemiche vennero annebbiate dal troppo lambrusco bevuto cambiando le sorti della guerra” . Eppoi le sette cantine che producono il “rosso rubino” e che nei giorni di piena estate accarezzano i filari, li cimano, li curano in ogni dettaglio perché un giorno, a tavola, il Lambrusco possa brillare in una bottiglia. In un bicchiere a tavola.

Sotto l’ombrellone, in un angolo fresco in casa, sotto un albero di un bosco, il viaggio di Marco, Martina e Khaled vi riempirà di gioia e vi riporterà indietro nel tempo. Quando le strade erano bianche. Un bel modo di promuovere il territorio. In alto i calici. Salute!

E buona estate! —

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