La seconda possibilità di mamma Naima «Grazie a chi mi ha fatto rivedere la luce»
Nata a Sassuolo, ha lasciato la famiglia che si è trasferita in Francia per ritornare in Italia ma si è trovata sola e disperata «I Servizi Sociali e i ragazzi di Granello di Senape sono riusciti a farmi reagire e ora, con mia figlia in braccio, sono rinata»
WAINER MAGNANI
La storia di Naima è un inno alla vita, a una seconda possibilità. Ci fa comprendere che la vita è la cosa più preziosa che abbiamo e ci fa apprezzare il valore della solidarietà, intesa come donare tempo e impegno per gli altri, per strapparli da quel buco nero da cui sono stati inghiottiti.
Naima, 21 anni, ora sorride alla vita e alza lo sguardo all’orizzonte per tracciare il suo futuro. «Sono mamma di una bambina – racconta – che è la mia luce. Ho concluso gli studi e a settembre spero di trovare un lavoro, quando mia figlia potrà andare all’asilo. Sto pensando anche di prendere la patente, per avere libertà di movimento. Oggi vivo in comunità ma spero, un giorno, di avere un tetto sotto cui vivere con mia figlia».
Conquiste che a noi sembrano piccole, scontate, ma che per Naima rappresentano l’inizio di una nuova vita.
«Sono nata una seconda volta, grazie ai servizi sociali ma soprattutto ai ragazzi di Granello di Senape».
Naima, di origini marocchine, è una ragazza italiana, nata a Sassuolo, e la sua famiglia, dopo diversi anni in Italia, oggi vive in Francia. Occhi profondi che brillano pieni di vita, ha messo alle spalle il suo passato difficile e oggi è piena di gioia di vivere: che la sua esperienza può essere utile a tante ragazze che si sono ritrovate nelle sue stesse condizioni. «Quando i miei genitori hanno deciso di andare in Francia non ne volevo sapere – racconta –. Mi sono ribellata, non volevo lasciare l’Italia dove ero nata: avevo 18 anni e ho deciso di tornare qui, ma non avevo niente con me. Solo uno zaino. Sono caduta in una crisi depressiva, stavo malissimo. È stato un periodo difficile, un tunnel buio da cui non pensavo di uscirne».
Così è iniziato il suo calvario, tra ospedali e centri di riabilitazione. Percorsi psicologici, uso di farmaci e dialoghi sordi perché Naima non aveva orecchie per ascoltare. «Ti ritrovi in quel buco nero che ti inghiotte sempre di più fino ad annientarti la mente».
Un esaurimento nervoso che spegne la luce. «Per me non esistevano il giorno o la notte – prosegue Naima – per me erano tutti giorni bui, senza futuro. Vivevo in quella stanza d’albergo (difficile definirlo così) non aprivo le finestre, ero chiusa in quella tana. Rifiutavo ogni forma di contatto e di aiuto. Oggi capisco cosa significava quando i servizi sociali mi dicevano che se non reagivo non potevano aiutarmi».
In quella vita da incubo, Naima si ritrova incinta: «Ma non mi interessava niente, volevo solo isolarmi dal mondo. Ero un caso disperato perché non collaboravo con i Servizi Sociali, che rigettavo. Stavo male ma non volevo aiuto. Sprofondavo sempre più». Poi una mano tesa, la semplicità di alcuni gesti: Silvia, una degli “angeli” di Granello di Senape si prende a cuore il caso di Naima, anche su invito dei Servizi Sociali.
«Silvia veniva a trovarmi con continuità – racconta Naima –, insisteva per lavarmi i vestiti, per uscire a prendere un caffè o semplicemente veniva a trovarmi per parlare. Piano piano ha fatto breccia nella mia corazza autodistruttiva. Oggi, invece, le mie giornate sono piene di appuntamenti, di cose da fare, di gente da incontrare. Silvia mi ha aperto le porte della sua famiglia, è stata la mia seconda madre. I ragazzi di Granello di Senape sono miei amici, sono seguita dagli assistenti sociali Letizia Marconi e Daniele Menozzi, che sono premurosi e gentili. C’è un momento in cui scatta l’interruttore e dici a te stessa “voglio cambiare” e prometti a chi ti ha teso una mano “fidatevi, cambierò”. Ecco, in quel preciso istante torni a nascere, hai una seconda occasione».
Nella vita di Naima c’è un’altra data fondamentale: il 16 febbraio 2021 è nata sua figlia. «Stavo male per la gravidanza e per la mia depressione. Non mi interessava più niente, se era maschio o femmina, non mi curavo, non pensavo a mia figlia. Se non mi avessero aiutato per dare una svolta alla mia vita, mia figlia sarebbe stata data in affidamento e io sarei morta in quel momento. L’associazione mi ha assistita anche durante il parto. Per questo mi sento di dire ai ragazzi o alle ragazze che si ritrovano nella mia stessa condizione: fidatevi, concedetevi una seconda opportunità. Chi è lì con voi cerca di darvi una mano, di aiutarvi».
Naima oggi rivive quegli istanti con lucidità e con la stessa determinazione sa che può essere d’aiuto per altre ragazze che si trovano nella stessa condizione.
«So cosa si prova, perché ti senti sola e in colpa, ma rinunciare a vivere non serve a niente. È la cosa più sbagliata che ci sia, non fai altro che far star male la tua famiglia. So che in quel momento non ci pensi ma è così. Più entri in quel vortice e più ti senti in colpa. Invece bisogna reagire, farsi aiutare e credere».
La famiglia spesso è distante, lontana, a volte ignora la tua condizione. «I miei non mi accettavano ma poi anche loro hanno capito e ci siamo riavvicinati. Mio padre è tornato in Italia a trovarmi. Non ci sentivamo da un anno. Anche lui ha visto il mio cambiamento».
Naima ha girato per tante comunità, perché – rimarca – «quando decidi di uscire da una comunità non ci puoi più tornare. Ho fatto diverse esperienze, a volte negative, in altre circostanze positive ma dipende tutto da come l’affronti, da chi hai vicino a te. Sono stata nella comunità Giardino di San Giuseppe, a Salvarano, dove mi sono trovata bene, come a Cogruzzo, alla comunità Madre Teresa. Da una settimana sono nella comunità Don Altana della Dimora di Abramo ma ciò che conta è avere punti di riferimento come lo sono Chesia e Naomi, dello staff di Granello di Senape. Abbiamo tanto in comune: anche Naomi, due mesi fa, è diventata mamma».
Naima ora progetta il suo futuro: un lavoro, l’asilo per sua figlia, l’indipendenza e anche l’amore ma soprattutto un impegno: «Voglio entrare a far parte dello staff di Granello di Senape per dare il mio contributo e, possibilmente, restituire ciò che mi è stato donato: una seconda opportunità». —
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