Portobello con la formula “baratto” corre nei ricavi e apre anche a Carpi
L’azienda quotata all’Aim ha una performance del 200% L’obiettivo è aprire fino a 400 negozi in tutt’Italia Merce in cambio di pubblicità
Ilenia Reali
Acquistano la merce dai magazzini delle grandi aziende senza pagare. O meglio, senza dare in cambio denaro ma spazi pubblicitari. È il baratto il punto di forza del business di Portobello, performance di oltre il 200 per cento all’Aim (il mercato gestito da Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese per finanziarne la crescita), 63 milioni di ricavi nel 2020, una crescita del 39 per cento e una capacità di generare reddito, indice Ebitda, di 10, 9 milioni di euro (più 31, 8 per cento). Una società giovanissima, che fa parte anche della compagine societaria di Sae (editore di questo giornale), che da poco ha concluso un aumento di capitale da 10 milioni di euro più un finanziamento da 6 milioni con Monte dei Paschi di Siena e Cassa Depositi e Prestiti. L’obiettivo è aprire fino a 100 negozi in tutta Italia: due tra settembre e ottobre a Carpi e a Rimini, altri due in tempi rapidissimi a Bologna e a Forlì e altrettanti nel 2022 in Toscana, trattative sono in corso per Firenze e per Prato. Le assunzioni preventivate sono 200-300 in tutta Italia. Un risultato record per la società tra le più giovani dell’Aim: fondata nel 2016 con appena 10mila euro di capitale sociale.
«Il nostro è un tipo di business unico a livello internazionale – spiega Pietro Peligra, presidente della Portobello – che si pone all’interno di un modello di cambio merce: da una parte c’è la catena di acquisti e di rifornimento dei negozi, dall’altra il pagamento con la pubblicità e da qui l’attività di editori con partecipazione in testate e quindi spazi pubblicitari. Ed è dall’apertura dei negozi, anche in regioni chiave come l’Emilia Romagna e la Toscana che nasce l’investimento sui quotidiani Il Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara. L’obiettivo è creare un’economia circolare di recupero di merce dai magazzini di aziende, dall’altra la disponibilità di spazi pubblicitari anche a livello regionale e interregionale».
Attualmente i negozi già aperti sono quattordici. Qual è il tipo di negozio che il cliente si trova davanti? «Sono punti vendita divisi in più settori (abbigliamento, casa, tecnologia), spazi curati con un’attenzione per l’assistenza al cliente nonostante i prezzi molto bassi dati dalla convenienza al momento dell’acquisto», risponde Roberto Panfili, cofondatore e direttore generale di Portobello. «I prodotti sono eccedenze di magazzino di ottima qualità: prodotti invecchiati dal punto di vista del marketing ma non della tecnologia. Ci saranno non l’ultimo modello di iPhone ma il penultimo, così come per il televisore Samsung o la polo firmata. Noi abbiamo la convenienza di poter acquistare marchi importanti a prezzi bassi, dando in cambio pubblicità su canali diretti, mentre l’azienda riduce ed evita accumuli di magazzino che dovrebbe poi svalutare».
Ecco quindi che la catena di negozi diventa un segmento importante dell’operazione. «Contiamo di arrivare fino a 400 negozi, non solo diretti ma anche in franchising, con un taglio medio di 250 metri quadrati, diffusi capillarmente in tutte le province», conclude Panfili. —
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