Bassa contro la Fondazione Carpi «Hospice? Faglioni non è serio»
Il finanziamento di soli 300mila euro indispettisce San Possidonio: «Non l’avevano mai detto»
SAN POSSIDONIO. La Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi metterà 300mila euro per il nuovo hospice territoriale San Martino, una cifra limitata che non è stata particolarmente gradita nell’Area Nord.
Sindaco Carlo Casari, come ha accolto la notizia? La San Martino l’ha definito un “incoraggiamento”.
«Cosa poteva dire di più la Fondazione San Martino? Meglio che un pugno in un occhio. Dico che si fa fatica a trovare nel bilancio della Fondazione di Carpi un’opera o un’iniziativa finanziata per meno del 10 per cento del suo costo (4.5 milioni di euro), come per l’hospice e questo è tutto dire. L’interesse alla sua realizzazione sembra direttamente proporzionale all’impegno».
Cosa ci si aspettava?
«È noto a tutti che, prima della nascita della Fondazione San Martino, a cui i Comuni hanno affidato il compito di raccogliere le risorse e realizzare l’hospice, si fosse chiesto alle due Fondazioni bancarie di Carpi e Mirandola di dichiarare se erano in campo. Entrambe, necessariamente in termini di lettera d’intenti, ma serietà vuole che questo basti, avevano dichiarato formalmente l’interesse a sostenere con un milione di euro».
Come si spiega questo cambio di impegno?
«Da quando c’è stato il cambio nella guida della Fondazione, l’atteggiamento è stato subito glaciale, per usare un eufemismo. Uno dei motivi addotti di questa freddezza è la collocazione dell’hospice a Ponte Pioppa di San Possidonio. Se la distanza dall’argine del Secchia fosse un criterio di sicurezza, dovremmo deportare migliaia di cittadini della Bassa. Questo chiamare in causa la sicurezza del sito è gravemente offensivo verso le istituzioni preposte a vagliare i profili di fattibilità del progetto: la collocazione è passata da Provincia, Comune di San Possidonio, competente sulla convenzione urbanistica, Aipo e Aimag. Non sapevo che la Fondazione di Carpi fosse assurta ad autorità competente in materia urbanistica o di sicurezza idraulica. La Fondazione, di fronte al primo progetto preliminare dell’hospice a Ponte Pioppa, ha dichiarato che avrebbe deciso l’entità dell’impegno economico a fronte di un progetto esecutivo e dopo due anni e risorse investite per arrivare al progetto esecutivo, si sollevano dubbi sulla collocazione? Vi sembra serio? Sorprende poi questa motivazione a mezzo stampa: abbiamo avuto anche recentemente diversi incontri e mai la Fondazione ha posto il tema della collocazione. No, non è serio. E il grado di serietà di questo argomento fa il paio con gli altri argomenti, altrettante arrampicate sugli specchi per giustificare un impegno modesto.
Faglioni vi ha invitato a riflettere: “crediamo che la mutata analisi di contesto renda opportuno un approfondimento ulteriore per gli enti promotori dell’hospice al fine di indirizzare le risorse nel modo più efficace ed efficiente per il soddisfacimento dei bisogni cui si vuole dare risposta”.
«Sì, partiamo dai bisogni: l’hospice è il tassello che manca nel nostro sistema delle cure palliative, destinate alle circa 1300 persone che ogni anno si vedono diagnosticare un tumore. Circa la metà ha bisogno delle cure palliative e nel loro percorso, quando l’assistenza domiciliare non basta, hanno bisogno dell’hospice. Oggi malati e famigliari devono andare lontano per trovarne uno. È quello che dice il Pal che, elaborato dalla comunità medico-scientifica e approvato dai sindaci della provincia, prevede come necessario l’hospice in ogni territorio. Anche qui: non sapevo che la Fondazione di Carpi avesse acquisito poteri di indirizzare di cosa c’è bisogno o no nella sanità locale. Quanto al mutato contesto post pandemia, il Piano nazionale di resilienza e rinascita alloca la maggior parte delle risorse in ambito sanitario alle Case della Salute e gli Ospedali di Comunità, ossia piccoli nuclei territoriali a gestione infermieristica qual è l’hospice».
E adesso cosa succederà?
«Avanti con la realizzazione dell’hospice. I 13 i sindaci avevano firmato una lettera per invitare la Fondazione a sostenerne adeguatamente la realizzazione. Ci sono 1300 buoni motivi per andare avanti. Lo testimonia l’impegno strenuo delle Associazioni malati oncologici, di Carpi e della Bassa. I nostri territori sono uniti, da Mirandola a Carpi e l’Amo di Carpi ne è un pilastro in prima linea per realizzare l’Hospice San Martino. Ce la faremo». —
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