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VIGNOLA 

Spariscono schede e telefonia cellulare: negoziante assolto

F.D.

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VIGNOLA. È finito a processo con l’accusa di appropriazione indebita. Lo aveva denunciato la società H3G, poi diventata Wind, al termine di un controllo incrociato, avvenuto a ottobre 2015. A distanza di 6 anni la giudice Chiara Mutti ha però deciso di assolverlo da ogni accusa, ritenendo più plausibile la ricostruzione avanzata – anche in modo piuttosto teatrale – dall’avvocato difensore Pietro Gabriele.

L’imputato, un 50enne originario di Giulianova, aveva un punto vendita di telefonia mobile e risultava formalmente legato ad un contratto con H3G, che gli forniva prodotti e gli pagava anche lo stipendio. Un rapporto di lavoro di lungo corso, ma che precipita a fronte di un controllo. Stando ad un accertamento, infatti, risultano assenti all’appello dal magazzino circa 7mila euro di valore tra ricariche telefoniche e prodotti tecnologici.

Non passa neppure una settimana e per il negoziante arriva l’immediato licenziamento oltre alla denuncia per l’appropriazione. Prende così forma il procedimento penale, arrivato alla conclusione ieri mattina con l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.

«Invece di proporre una eventuale compensazione tra il trattamento di fine rapporto, le provvigioni maturate e l’eventuale ammanco – ha evidenziato la difesa – H3G ha invece licenziato in tronco il mio assistito. Il tutto per evitare di pagare quei soldi che in qualità di datore di lavoro avrebbe dovuto. Questa è la nostra verità, che tra l’altro ha portato alla chiusura del punto vendita. C’erano problemi nella pistola dei codici, mancavano i registri di magazzino e non può bastare una mail senza un mittente identificato per contestare quegli eventuali ammanchi di magazzino».

Incalzando sul fronte dell’assoluzione, la difesa ha inoltre proposto anche una sorta di risarcimento che al momento la dottoressa Mutti non ha concesso: «Pagamento delle spese processuali e un risarcimento da parte della Wind, nata nella fusione con H3G, pari a 10mila euro per quanto ha dovuto patire il mio assistito». —

F.D.

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