Truffa alla Fondazione Blitz per spostare il processo
Gli avvocati difensori contestano la giurisdizione del tribunale di Modena «Tocca a Roma o Grosseto» Pm e parte civile si oppongono
MIRANDOLA. È iniziato il lungo percorso giudiziario che dovrà portare ad una sentenza sui milioni di euro scomparsi dalla disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola. Tra i vari imputati c’è anche l’ex presidente dell’ente della città dei Pico, il dottor Giovanni Belluzzi, accusato di aver distratto quei fondi – è stato sostenuto fossero stati usati per investire anche in diamanti – per poi impossessarsene grazie ad azioni di autoriciclaggio e riciclaggio.
E ieri mattina, di fronte al tribunale in composizione collegiale (presidente Pasquale Liccardo con i giudici Danilo De Padua e Carolina Clò), c’è stato un blitz difensivo, che mira a togliere a Modena la territorialità del processo. Gli avvocati difensori, infatti, si sono a lungo concentrati sulla competenza in cui si sarebbero svolte le presunte azioni di riciclaggio, considerato il reato più grave e che quindi caratterizza il tribunale che deve occuparsene. «Se sono reati con bonifici all’estero – è sostanzialmente la tesi – allora la competenza è del tribunale di Roma; se si guarda invece la territorialità allora deve prevalere la giurisdizione di Grosseto visto che il primo bonifico è avvenuto in una banca di Castiglione della Pescaia».
Tesi respinte dai pubblici ministeri – Maria Angela Sighicelli e Marco Niccolini – e dal professor Giulio Garuti, che rappresenta la Fondazione come parte civile. «Il riciclaggio è un’azione che va valutata insieme – hanno ribadito ai giudici – Non si può spacchettarlo, altrimenti avremo un reato per ogni singolo bonifico. Il processo resti a Modena». Il collegio si pronuncerà il 7 settembre. —
F.D.
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