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Il progetto San Prospero. Tango e medicina «Cura le ferite, scatena passioni»

Il progetto San Prospero. Tango e medicina «Cura le ferite, scatena passioni»

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SAN PROSPERO. Sensuale, scenografico, affascinante: vedere una coppia danzare il tango argentino è sicuramente uno spettacolo per gli occhi. Ma praticarlo è anche (e soprattutto) una cura per l’anima. Ne parla Cinzia Flautini che con Daniele Mazzaroppi, compagno di danza e di vita, gestisce l’associazione sportiva dilettantistica e culturale “Art & Tango. Non solo passi” di San Prospero.


Cinzia, quando è nata la passione per il Tango?
«Tu stai già ballando e non lo sai, questo mi disse un giorno una amica. Lei ballava tango già da alcuni anni, io tutto avrei ballato, tranne quello. Mi sembrava un ballo così austero, impostato, con movimenti scattosi, spacchi vertiginosi, capelli impomatati… Mio marito, Daniele, da diversi anni provava a convincermi ma io non ne volevo proprio sapere. Poi lei mi disse un’altra frase, ovvero che il tango non è altro che una camminata in un abbraccio. Capitolai, cercammo una scuola di tango».


Ed è stato amore a primo… passo?
«Non proprio. Ho dovuto imparare a… lasciarmi andare. La “soldatessa” doveva deporre le armi e smettere di fare tutto da sola, e da donna femminista progressista quale ero, non fu affatto una passeggiata. Lì era l’uomo a condurre, io dovevo solo seguire. Imparai col tempo che quella non era la mia “resa”, ma la mia prima grande conquista. Iniziava a essere chiaro: il tango aveva dentro un potenziale enorme. Da lì io e Daniele, abbiamo fatto tanta strada. Siamo diventati maestri di ballo e abbiamo aperto nel 2016 la nostra scuola per poter offrire uno strumento di benessere potente, la tangoterapia».


Cosa intendi con tangoterapia?
«Nel tango i ruoli sono così definiti da farti riscoprire le basi di una micro-società, la coppia. L’uomo guida, la donna segue, l’uomo conduce e la donna seduce. Quando osservi una coppia danzare è inevitabile rimanerne catturati. Esiste tra di loro una strana magia, silenziosa e densa, come se fossero fuori dal tempo e dallo spazio. Nulla e nessuno li può toccare. Il tango è improvvisazione: la donna non sa mai quello che l’uomo le farà fare. Tutto dipende dall’emozione, dalla sensazione che nasce e muore in quei 3 minuti. È la magia del “qui e ora”. Non è facile all’inizio. La possibilità di improvvisare ogni volta rende necessario un elemento imprescindibile per poter ballare il tango: l’ascolto. Reciproco, l’uno dell’altra. Della musica. Di ciò che sta succedendo sulla pista. A parlare non sono più le parole, ma i corpi. Se nella coppia ci sono problematiche di comunicazione, il tango diventa un potente strumento. Nella danza diventi una squadra, a due. Come nel canottaggio. Se tu remi da una parte e l’altro, dall’altra, non si arriva lontano. Mentre quando trovi sintonia, quando riesci a capire le difficoltà dell’altro e ad aiutarlo nel superarle, la rotta è una unica e il viaggio di una bellezza inestimabile».


Funziona solo per le coppie?
«Non solo. Certo, rieduca l’uomo a condurre la propria dama, a prendersene cura, ad esaltarne la bellezza. E per la donna il tango è liberazione e conquista della propria femminilità. Ma è anche terapeutico a livello sociale: è un ballo che non alimenta le discriminazioni, è un catalizzatore sociale, è consolatorio ed è efficace anche con pazienti affetti da patologie degenerative».


Quindi ha potenzialità in ambito medico?
«Numerosi studi hanno dimostrato come questo tipo di ballo, che non ha un impatto stressante sulle articolazioni, limitandosi a passi morbidi e scivolati a pavimento senza salti, permette un lavoro fisico in piena sicurezza, con un buon apporto di ossigeno ai tessuti, un lavoro cardiovascolare perfetto per qualsiasi età. Aumenta la produzione di endorfine, l’ormone della felicità. Addentrandoci ancor di più nel campo medico, è stato utilizzato anche in centri riabilitativi per pazienti affetti da patologie degenerative quali Parkinson e Alzheimer. E anche noi nel nostro piccolo, abbiamo avuto il piacere di collaborare con l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e con l’Associazione Sostegno Demenze e Alzheimer Mirandola (Asdam), scoprendo quanto valore abbia questa pratica dolce, per persone con limitazioni fisiche e/o mnemoniche».


Cosa suggeriresti per invitare a provare la Tangoterapia?
«A tutti coloro che non lo conoscono posso dire solo una cosa: lasciatevi tentare, fate come ho fatto io… ma attenzione, correte un rischio. Quello di innamorarvi del tango come è capitato a me». —

 

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