«Tra i possibili imputati anche un assente quella sera»
Gli antifascisti disorientati dopo la lettura del dispositivo «Siamo spiazzati dalle parole che evocano un clima di guerra che non ci appartiene»
«Non è un’adunanza sediziosa e non aveva lo scopo di sovvertir e l’ordine pubblico».
Non ha dubbi l’avvocato Fausto Gianelli che assiste molti degli imputati per i quali, se la Procura non archivierà il caso, ripartirà il processo. All’uscita dal Tribunale, smonta le nuove ipotesi accusatorie. «È stato accertato che i miei assistiti non hanno promosso una manifestazione non autorizzata, accusa che però viene sopravanzata da una riqualificazione dei fatti operata dal giudice – aggiunge – secondo il quale nella manifestazione in questione son ravvisabili ben più gravi estremi di reato, puniti con pene fino a due anni».
Vengono ipotizzati, infatti, l’adunata sediziosa armata e la manifestazione lesiva dell’autorità. «Si tratta della configurazione di reati gravissimi – aggiunge il legale – che non corrispondono alla realtà dei fatti. Siamo certi che la Procura, nuovamente investita della vicenda, non vorrà dar corso a ulteriori azioni penali come richiesto dal Tribunale».
L’ipotesi di reato si “riqualifica” anche per un imputato che, «dalle testimonianze rese nel corso delle udienze, era risultato assente – rimarca l’avvocato Gianelli – Anche questo imputato viene coinvolto nell’elenco per cui si chiede il processo. Ora, la Procura potrà rimandare un avviso di garanzia per contestare un nuovo reato che riparte da zero in primo grado. Oppure, può non procedere».
Secondo la prassi, la Procura, a fronte di atti arrivati dal giudice, potrebbe decidere di procedere.
Nel frattempo, gli antifascisti sono profondamente spiazzati.
Nel primo pomeriggio di ieri un gruppo ha affisso uno striscione davanti al Tribunale.
«Siamo spiazzati da parole come “armata” o “adunata sediziosa”, che evocano un clima che non ci appartiene per nulla», commenta Maddalena Caliumi, una degli imputati, che hanno raccolto oltre 30mila firme in tutta Italia a loro favore. Una grande catena di solidarietà percepita anche per le vie di Carpi la scorsa settimana, durante il corteo che ha riacceso i riflettori sul caso “Bella Ciao”. —
S.A.
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