Il dj Giusti replica all’ospedale «Da quando il dubbio è reato?»
Il dj modenese Robby Giusti risponde all’Azienda ospedaliero universitaria di Modena, che lo ha accusato due giorni fa di aver diffuso notizia infondate sulla correlazione tra vaccino anti-Covid e la patologia occorsa a un suo congiunto minorenne. Nello specifico uno pneumotorace che fortunatamente, stando a quanto detto da Giusti, si sta lentamente risolvendo.
«Premesso che non sono né “no vax”, né “pro vax” – spiega Giusti – ritengo di essere una persona dotata di razionalità e che sostiene la libera scelta di ciascun individuo, libera scelta che, nel tempo, può mutare a seconda del variare delle circostanze. Se ogni essere umano è un animale razionale, credo faccia parte della razionalità l’esercizio costante del dubbio, un esercizio che fino a poco tempo fa costituiva un diritto fondamentale del cittadino e non un reato».
Fatta la premessa, il dj modenese entra nel merito della questione: «Ricostruiamo l’antefatto – racconta Giusti – Sabato 10 luglio ho scritto un post (sulla sua pagina Facebook, ndr) in cui comunicavo che un mio congiunto 17enne era stato appena ricoverato in ospedale (per pneumotorace) e questo a sole 24 ore di distanza dalla vaccinazione. Al termine del post ho scritto: “… qualche dubbio mi viene. Prego per lui!”
Poiché ho molti followers e il post ha ricevuto molti commenti, l’Azienda ospedaliero universitaria di Modena ha deciso di sferrare un attacco durissimo nei miei confronti per procurato allarme, chiedendomi di cancellare il mio post e comunicando poi ai mezzi di informazione che non c’è alcuna “correlazione provata tra lo pneumotorace e le complicanze derivanti dalla vaccinazione”. L’attacco prosegue in questi termini: “Il fatto è quindi grave sia perché l’informazione diffusa era falsa, sia perché questa è stata causa di reazioni inconsulte tra il pubblico…” e al termine segue una velata minaccia di ricorrere alle vie legali. (Il riferimento dell’azienda sanitaria è ai commenti offensivi che altri utenti hanno fatto su Facebook, ndr)»
«Penso sia chiaro a tutti i lettori – prosegue Giusti – che io non ho diffuso alcuna informazione “falsa”. Lo ribadisco: mi sono limitato a dichiarare che non è possibile non dubitare di fronte a simili “coincidenze”. Se poi il mio dubbio era infondato, meglio così per tutti. Ma il punto non è questo. Il punto è e resta il seguente: i cittadini italiani vivono ancora in uno stato di diritto? La libertà di espressione sussiste ancora? Possiamo ancora usare il nostro cervello per porci domande e sollevare dubbi? Se si risponde sì a queste tre domande, allora è necessario scusarsi nei miei confronti. Se invece le tre risposte sono negative – conclude Giusti –, allora processatemi per aver ipotizzato una correlazione fra due fatti riguardanti il mio congiunto». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google