«Così si cambiano la verità e la storia»
Il caso “Bella Ciao”. Mascioli è l’unico assolto dei 26 imputati per aver cantato la canzone alla manifestazione antifascista
Serena Arbizzi
«Il problema è politico: si vogliono mettere sullo stesso piano fascismo e antifascismo mentre, secondo la Costituzione italiana l’antifascismo è un crimine. Almeno fino ad oggi. Un po’ come dire che se dei liberi cittadini protestassero spontaneamente contro un raduno di Cosa Nostra, invece di vedere i mafiosi portati via in manette, quegli stessi cittadini potrebbero essere condannati per aver difeso la legalità. Più che un paradosso sarebbe una barzelletta». Non usa mezzi termini Aureliano Mascioli, presidente del comitato “Sisma.12”, l’unico assolto dei 26 imputati a processo per aver cantato Bella Ciao. Il giudice Francesco Cermaria, con un colpo di scena, ha chiesto che si riapra il processo per gli antifascisti che il 4 agosto 2017 manifestarono in via Marx contro Forza Nuova, anche intonando canti. Ha ritenuto, quindi, di non condannarli per manifestazione non autorizzata, bensì di chiedere che la Procura riapra il caso per adunata sediziosa armata.«Una sentenza che crea un precedente giuridico nazionale che legittima formalmente il fascismo e criminalizza l’antifascismo – prosegue Mascioli – è un attacco frontale alla Costituzione». Altrettanto spiazzati sono gli imputati che rischiano un nuovo processo.
«Il giudice Cermaria ha condannato a 6 mesi di arresto e 2mila euro di ammenda un compagno per aver impugnato per qualche secondo un moschettone (normalmente utilizzato come portachiavi) come deterrente di fronte all’improvvisa aggressione dei forzanovisti – dicono i militanti antifascisti - A lui va la nostra solidarietà. Solidarietà che si concretizzerà fin da subito con la copertura delle spese legali per ricorrere in Appello. Ribadiamo forte e chiaro: nessuno resta solo di fronte alla repressione». Gli antifascisti parlano della sentenza come di un «teorema giudiziario grottesco con ipotesi di reato ancora più gravi e pene ancora più pesanti. In un delirio repressivo quella che è stata una contestazione pacifica – in cui il dissenso verso chi propaganda odio razziale e xenofobo è stato espresso attraverso canti della Resistenza e slogan – diventa un’adunata sediziosa armata con lo scopo di sovvertire l’ordine pubblico. A tutte le 26 persone coinvolte vengono imputate grida sediziose o lesive del prestigio dell’autorità oltre che il rifiuto di obbedire all’ordine di discioglimento della manifestazione. Per due le ipotesi di reato prevedono anche porto di armi o oggetti atti ad offendere, elemento - quest’ultimo del possesso di armi - inedito, mai emerso né dalle indagini del Gip né da quelle della Pm e nemmeno da precedenti udienze...». Gli antifascisti ripercorrono quanto accadde la sera del 4 agosto 2017 ricordando che un imputato è stato erroneamente identificato e una testimone potrebbe andare a processo per aver “ammesso” di aver cantato Bella Ciao. «Il canto continua quindi ad essere una discriminante nel definire le partecipanti alla presunta adunata sediziosa armata - continuano gli antifascisti - Il quadro che emerge non è che la conferma di ciò che andiamo dicendo da tempo: in un Paese che si è dotato di una Costituzione che poggia le basi su valori e ideali della Lotta di Liberazione dal nazifascismo è vergognoso che Questure e Prefetture continuino a legittimare gruppi o partiti dichiaratamente neofascisti concedendo loro agibilità politica e spazi pubblici, mentre Procure e Tribunali si accaniscano contro gli antifascisti». —
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