«G8, Placanica una vittima Tanta pietà per Giuliani»
Carlo Giovanardi ha scritto la prefazione del libro del carabiniere che sparò «È un uomo in crisi. Genova fu in balia dei Black bloc. Il Governo voleva la pace»
Francesco Dondi
Giugno 2001: Carlo Giovanardi diventa ministro per i Rapporti con il parlamento e inizia gli incontri in vista del G8; giugno 2021: l’ex senatore firma la prefazione del libro di Mario Placanica, il carabiniere che a Genova sparò quando Carlo Giuliani morì. «È un uomo distrutto – spiega Giovanardi – Una persona instabile con tante difficoltà. Lui è stato un’altra vittima di quei giorni. Per Carlo Giuliani provo tanta pietà cristiana, per Placanica però deve spendere qualche riflessione: ha avuto la vita devastata, era un giovane carabiniere che si trovò aggredito dentro un defender, lui a Genova non ci sarebbe neppure andato se non avesse dovuto obbedire ad un ordine; Giuliani invece in quelle strade scese con consapevolezza. Uno si è trovato con un’aula del parlamento intitolata, l’altro è stato abbandonato e ora ha una vita che non merita nessuno, piena di problemi».
Ma il senatore Giovanardi va a ritroso anche nel ripensare alle settimane precedenti al G8. «Ricordo bene che il Governo era favorevole ad avere nelle piazze di Genova dei manifestanti. Facemmo anche degli incontri con le varie sigle attese in città: ovviamente volevamo che tutto filasse liscio, senza problemi, senza violenze. E invece...».
Qui subentra la narrazione istituzionale, quella sancita dalle carte delle inchieste parlamentari. «Per giorni Genova è stata una città in balia dei Black bloc: è un dato assodato. Non entro nel merito della gestione dell’ordine pubblico che spettava ai funzionari di polizia. Però ricordo che invitai alcuni rappresentanti del Governo a non recarsi in città per evitare di alzare la tensione, non era proprio il caso. Ci fu qualcuno che fece di testa propria, parlo di Gianfranco Fini e sapete com’è stata valutata quella presenza anche alla luce della morte di Giuliani».
Si torna di nuovo lì, al parallelismo tra due giovani i cui destini si sono incrociati. «Placanica non voleva sparare a Giuliani – ricorda Giovanardi – e non lo dico io, ma le carte giudiziarie e la sentenza di un giudice. Sparò verso l’alto perché aveva paura, ma uno dei due proiettili esplosi dalla sua pistola incrociò una pietra lanciata da un manifestante: il colpo venne deviato mortalmente verso quel ragazzo con l’estintore in mano. Da quel momento è cambiato tutto, Placanica è rimasto sempre più solo e oggi vive una situazione complicata. Anche lui merita tutta la mia compassione umana e per questo ho firmato la prefazione al suo libro in cui racconta tutte le vicissitudini». —
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