Tre offerte per il nuovo Sant’Agostino
Chiusa la prima parte della gara del nuovo polo culturale: 25 milioni di euro per 11mila metri quadri alle porte della città
Prima lo stop, poi il nuovo bando, poi il prolungamento dei termini e adesso finalmente la chiusura della prima parte del procedimento per la nuova assegnazione dei lavori. Si aggiunge un altro tassello della storia infinita del Sant’Agostino, sperando che davvero sia la volta buona per questo progetto che dura, sulla carta, da troppi anni, 14 per la precisione.
Ieri sera la Fondazione ha comunicato che sono tre le offerte tecnico-economiche pervenute alla Fondazione di Modena per il primo appalto dei lavori di riqualificazione dell’ex Ospedale Sant’Agostino. Il termine per la presentazione delle offerte scadeva lunedì 19 luglio, alle ore 13. Hanno presentato tre operatori economici. Il primo - rispettando l’ordine dato dalla Fondazione ai tre soggetti - è probabilmente il più modenese, per la presenza all’interno della compagine di Ing. Ferrari, azienda che fa capo a Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia Romagna e già presidente di Bper: con lui Bottoli Costruzioni S.r.l. (Capogruppo mandatario del costituendo R.T.I - Mantova), Lares restauri S.r.l. (mandante - Venezia), e appunto Ing. Ferrari S.p.A. (mandante - Modena).
Il secondo soggetto ad aver presentato l’offerta è Cobar S.p.A. di Altamura, Bari.
Il terzo raggruppamento è composto dad’Adiutorio Appalti e Costruzioni S.r.l. (Capogruppo mandatario del costituendo R.T.I. - Montorio Al Vomano Teramo), Candini Arte S.r.l. (mandante – Castelfranco Emilia), Kairos restauri S.n.c. (mandante - Milano), Gianni Benvenuto S.p.A. (mandante – Cernobbio Como).
È già al lavoro la commissione tecnica istituita dalla Fondazione che avrà il compito di esaminare le offerte ed esprimere un giudizio di merito sia sulla parte tecnica che su quella economica. Il criterio di aggiudicazione sarà quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. L’appalto, dal valore di circa 25 milioni 600 mila euro (Iva esclusa), riguarda interventi per circa 11 mila metri quadri che comprendono la parte demaniale, la centrale tecnologica interrata, l’ex Ospedale Militare, l’Atrio del Complesso e il fronte dell’Ospedale Civile da via Berengario a via Ramazzini. Nel 2014 a vincere l’appalto di restauro, da 38,7 milioni di euro, era stata l'impresa cooperativa Consorzio Cooperative Costruzioni (CCC) in associazione con la coop Cme e Iti Impresa generale spa. Nessuno di questi tre soggetti, sebbene al loro interno figurassero più soggetti, risulta nelle nuove compagini. Negli anni il problema doveva essere lo sblocco del progetto in Sopritendenza, invece è diventato il continuo cambio di paradigma che il progetto ha subito, tanto che la Fondazione ha deciso di annullare la gara. —
D.B.
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