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il ministro al parlamento 

Cartabia: «Indagini sulle carceri della rivolta»

Carlo Gregori

Il pool ministeriale ha già terminato la visita a Modena: coperte dal segreto le valutazioni su condizioni Covid e violenze

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Carlo Gregori

«I fatti reclamano indagini ampie, affinché si conosca quanto accaduto in tutti i penitenziari nell’ultimo anno dove la pandemia ha esasperato tutti». Lo ha detto il ministro di Grazia e Giustizia Marta Cartabia, nella sua informativa di ieri alla Camera, dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere. Al Dap, ha sottolineato il ministro, «abbiamo costituito una Commissione ispettiva interna che visiterà tutti gli istituti che sono stati interessati dalle proteste». Modena compresa.

E, da quanto si è saputo, uno dei primi fascicoli ispettivi riguardava proprio il caso della rivolta avvenuta l’8 marzo 2020 al carcere di Sant’Anna. Il motivo è quasi certamente la particolare gravità dei fatti: devastazioni, incendi e soprattutto nove detenuti morti più l’ombra di pestaggi e abusi segnalati con esposti. L’ispezione si è svolta a fine giugno. Quattro gli incaricati dal ministro Cartabia, guidati dal provveditore delle carceri sarde. La loro relazione finale è top secret. Il caso Modena dovrebbe essere quindi completo per quanto riguarda gli accertamenti “sul campo”. Sicuramente sono stati presi in esame non solo le condizioni ambientali e i fattori critici della situazione di paura creata dal coronavirus pochi giorni prima dell’esplosione della violenza - ad esempio quali misure aveva preso la direttrice dell’epoca e come erano stati trattati i detenuti oppure sulla controversa questione degli incontri negati coi familiari e dell’uso dei collegamenti via internet - ma anche cosa è accaduto durante e dopo la rivolta. Un’indagine parallela a quelle della Procura che finora hanno portato solo all’archiviazione dei nove morti causate secondo la Medicina Legale solo da overdose di metadone e farmaci (restano aperte le inchieste sugli autori dei disordini e quelle sulle presunte violenze ai detenuti). Va ricordato che la relazione presentata il 24 marzo 2020 dal Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria) all’allora ministro Alfonso Bonafede non conteneva alcun accenno ai pestaggi di detenuti inermi mentre si parlava dei nove morti «per presunta ingestione di psicofarmaci» già prima delle autopsie e quando quattro di questi erano stati trasferiti. Ora su tutto questo il ministro Cartarbia vuole sapere in dettaglio un parere agli ispettori. Subito dopo i video sui fatti di Santa Maria Capua Vetere, mai citati da Bonafede, secondo la Cartarbia «occorreva capire come ciò era stato possibile», anche «allargando la prospettiva» perché «bisogna approfondire situazioni relative ad altre carceri in momenti di tensione». —

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