L’abbraccio di Crocette al suo don Lenzini beato
Quasi in 200, nell’anniversario del martirio, per l’avvio dell’anno di preparazione Don Erio: «È la rivincita dell’amore sull’odio, così Dio pareggia i conti della storia»
Daniele Montanari
Pavullo. Una folla di quasi 200 persone. È stato l’abbraccio pieno d’affetto che Crocette ha voluto dare mercoledì a don Luigi Lenzini in una data doppiamente significativa: il 76° anniversario della sua uccisione (il 21 luglio 1945) da parte di un gruppo di ex partigiani sbandati, e l’avvio dell’anno di preparazione alla cerimonia di beatificazione, che avverrà nel giugno 2022.
Tutto è iniziato alle 20 con l’omaggio al cippo in mezzo al bosco sul punto dove venne ritrovato il suo cadavere, poi la processione fino al campo davanti alla chiesa per la messa all’aperto: un bel serpentone con la presenza di ragazzi, adulti e anziani. Per il Comune di Pavullo c’erano il sindaco Biolchini con quasi tutta la giunta (il vice Iseppi e gli assessori Muzzarelli, Ongari e Belloi) e il consigliere Davide Venturelli. Per quello di Fiumalbo (di dov’era originario don Lenzini) il capogruppo Landi, l’assessore Nizzi e i rappresentanti delle confraternite.
«Il sentimento che vogliamo esprimere è prima di tutto la gioia, la gioia di essere arrivati a questo momento, di cominciare un cammino di preparazione con la certezza di arrivare alla beatificazione di don Lenzini – ha sottolineato in premessa il parroco don Roberto Montecchi – la gioia di trovarci insieme a pregare in un luogo che ha visto odio, incapacità di guardare lontano, che ha visto le nostre terre teatro di divisioni. Noi siamo qui oggi come segno di comunione».
Intensa l’omelia del vescovo, don Erio Castellucci: «Questa terra 76 anni fa era bagnata dal sangue, oggi è raggiunta dal sangue di Cristo – ha detto – 76 anni fa era segnata dall’odio, in quell’occasione sembrava prevalere la violenza, una violenza irrazionale, cieca, ideologica. Come dice la lapide in chiesa davanti al corpo di don Luigi, un odio di parte. Oggi qui si celebra l’amore universale, la vittoria dell’amore sulla morte. Perché questo è il modo che la Chiesa ha di rispondere all’odio: la celebrazione dell’amore. Se sul momento sembra che l’odio abbia la forza di trionfare, poi lungo la storia ci si rende conto che l’unico trionfo è quello dell’amore, del perdono. Ma può richiedere il dono della vita».
«Nella storia vince chi ama – ha continuato – don Luigi ha proclamato la Buona Notizia di Gesù senza guardare in faccia a nessuno, l’ha proclamata con forza, con coraggio. Ma chiunque proclama la Buona Notizia disturba, disturba le coscienze sporche, chiunque non accetta il confronto, il dialogo, chiunque si muove secondo la logica del potere e della violenza. Don Luigi è stato una vittima, ma oggi riconosciamo che è stato in Cristo un vincitore. Mentre coloro che 76 anni fa sembravano vincitori, oggi non li ricorda più nessuno. Questo è il miracolo della vita. Questo è ciò che la Bibbia chiama la vendetta di Dio. Dio non si vendica restituendo violenza, ma dando misericordia, perdono. È questo che pareggia i conti nella storia. Noi non stiamo commemorando un omicidio efferato, stiamo celebrando gioiosamente la vittoria di un martire».
«Quelle del vescovo sono state parole vere, dette con sincerità: ci hanno indicato la rotta per questo anno di preparazione alla beatificazione – ha chiosato al termine don Roberto – ringrazio tutti per la presenza, a partire da sindaci e assessori: anche attraverso questa comunione, possiamo fare un po’ pace nelle pieghe della storia, anche locale». —
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