«Riforma timida ma è necessario cambiare passo dopo tanto tempo»
Roberto Ricco, presidente di Camera penale «Destinare risorse sarà un buon inizio»
la riflessione
Roberto Ricco, presidente della Camera penale “Perroux” di Modena, non si sottrae dall’analisi su una riforma che giudica timida. «Da ben oltre un ventennio le questioni della giustizia penale agitano ciclicamente un dibattito politico intossicato da posizioni ideologiche poco orientate alla soluzione dei problemi con i quali tutti gli operatori del processo si confrontano quotidianamente – analizza l’avvocato – Lo si nota proprio in questi giorni, con una maggioranza di governo prigioniera dei diktat del Movimento Cinque Stelle. Difficile, certo, fare passi indietro dopo l’era Bonafede che aveva lasciato macerie importanti, avendo l’ex Guardasigilli gettato alle ortiche in brevissimo tempo una riforma in materia di misure alternative alla detenzione – cui molto e con buon profitto s’era lavorato nella scorsa legislatura – e introdotto una riforma della prescrizione che sostanzialmente aveva affacciato nel nostro ordinamento la figura dell’imputato perenne. Sul tappeto, in attesa di una svolta taumaturgica annunciata in quell’ultima “riforma”, era rimasta una situazione drammatica: ad oggi pendono in Italia circa 1,5 milioni di processi penali, con i giudizi di appello arenati in troppi distretti. In ottica futura, dunque, la attuale configurazione della prescrizione avrebbe davvero fatto prigionieri troppi imputati e vittime, che sarebbero rimasti in attesa della definizione delle vicende giudiziarie senza alcun orizzonte temporale certo. La pandemia ha fatto il resto, mettendo a nudo l’inaccettabile arretratezza degli strumenti informatici al servizio della giustizia e, anche, di molte strutture giudiziarie troppo spesso malandate o insufficienti».
Il presidente Ricco entra poi nel merito di ciò che gli avvocati auspicano dalla “riforma Cartabia”. «In un quadro tanto desolante, deve quindi essere salutato con favore lo sforzo della ministra Cartabia di ricondurre il dibattito e le linee tendenziali di riforma sui binari della ragionevolezza, con proposte che in larga parte rappresentano positive novità in termini di garanzie per gli imputati. Non può tuttavia non osservarsi come il compromesso che si sta faticosamente cercando di trovare abbia già di molto ridimensionato il lavoro svolto dagli esperti che la Cartabia aveva “arruolato” per raddrizzare le storture della riforma abbozzata dal suo predecessore».
Il giudizio è quindi interlocutorio, ma tendente al positivo: «Ne esce una riforma che, pur segnando un considerevole e da più parti invocato cambio di passo, appare sotto molti fronti troppo timida, sia sotto il profilo dell’accesso a riti alternativi al processo (il “patteggiamento” o il rito abbreviato), che sotto quello della obbligatorietà della azione penale e dei criteri per la scelta dei reati da perseguire con priorità. Oltre a questi aspetti, che di certo preoccupano l’avvocatura, la riforma proposta rischia pure di lasciare aperte diverse questioni, su tutte quella annosa della prescrizione: il nuovo sistema di “improcedibilità” che si affiancherebbe a quello esistente (togliendo allo Stato la potestà punitiva nel caso in cui non dovesse rispettare rigidamente termini prestabiliti nel corso del processo), sta già animando accesi dibattiti. Come se non bastasse, l’annunciata creazione dell’ufficio del processo e l’assunzione di un’ondata di amministrativi ed assistenti dei giudici si mostra debole: le scoperture della magistratura sono ormai da circa 30 anni attorno alle 1.500 unità rispetto alle già troppo poche previste dalle piante organiche, nonostante la crescente “richiesta di giustizia” e l’aumento delle ipotesi di reato previste dalla legge».
Arriva infine l’auspicio: «Oltre a ragionare di prescrizione, decadenza e deflazione, sarebbe arrivato il momento di ridurre l'arretrato rimpolpando le fila della magistratura: il Pnrr rappresenta una occasione irripetibile per procedere al reclutamento straordinario di magistrati senza la tagliola della spesa pubblica». —
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