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IL REPORT 

L’agroalimentare va controcorrente e ignora gli effetti della pandemia

Giovanni Medici

Lo scorso anno il valore della produzione è cresciuto dell’8% Modena è seconda ed esporta il 18,5% del totale regionale

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Giovanni Medici

Un 2020 in ripresa per l’agricoltura regionale e modenese, nonostante il Covid. Lo conferma il Rapporto 2020 sul sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna, giunto alla 28esima edizione e frutto della collaborazione tra Regione e Unioncamere regionale, presentato ieri mattina. Nell’anno della pandemia il comparto agricolo si è mosso in controtendenza rispetto al resto dell’economia e ha aumentato il valore della produzione dell’8% rispetto all’anno precedente, recuperando gran parte delle perdite del 2019. Anche l’export è andato bene, attestandosi sui 6,9 miliardi di euro (-0,8%), con la bilancia commerciale che ha fatto registrare un attivo record di 825 milioni per il contestuale calo dell’import (-8,6%). Il saldo nel primo trimestre 2021 è rimasto positivo registrando una crescita importante dell'export agroalimentare che ha superato i 2,2 miliardi. La provincia al primo posto resta Parma: Modena è seconda (1,27 miliardi, 18.5% del totale regionale dell’export). Va sottolineato che il valore dei prodotti made in Emilia-Romagna commercializzati sui mercati esteri nel 2020 ha rappresentato il 15.4% dell’intero export agroalimentare nazionale. In aumento l’occupazione nei campi, con 82 mila addetti (+13% sul 2019). 44 (+ 30 nel vino) sono invece le Dop e Igp agroalimentari regionali: siamo i primi in Europa. «Dopo la flessione nel 2019 - ha sottolineato ieri alla presentazione del Rapporto regionale l’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi - il recupero nell’ultima annata agraria sta a testimoniare la resilienza dell’agricoltura dell’Emilia-Romagna, che nell’anno del Covid ha dimostrato la sua centralità strategica e può fungere da traino per l’intera economia nazionale. Al recupero del terreno perduto ha contribuito la domanda interna ma anche estera alimentata dai consumi domestici. Oltre alle misure varate dal Governo abbiamo attivato misure aggiuntive per aiutare i settori più in difficoltà a causa del Covid. Un’attenzione particolare abbiamo dedicato al settore dell’ortofrutta, reduce da anni molto difficili a causa delle gelate primaverili e dell’attacco di parassiti come la cimice asiatica». L’Emilia-Romagna è una straordinaria piattaforma di trasformazione. Analizzando l’andamento dei principali comparti agricoli regionali nel 2020 si notano il buon risultato dei cereali (+11% la Produzione lorda vendibile), del pomodoro da industria (+16%) e della barbabietola da zucchero (+25%). In sostanziale equilibrio il bilancio complessivo della frutta (+0,4%), che ha dovuto fare i conti con i gravissimi danni causati dalle gelate tardive ad albicocche, susine, pesche e nettarine (da -50 a -90% la produzione), ma che ha anche registrato una decisa ripresa della produzione di pere. Bene la vendemmia sotto il profilo quantitativo; 6,6 milioni gli ettolitri di vino prodotti (+15%), da sottolineare il buon andamento del latte vaccino (+20,4%) e delle uova (+9,4%), a fronte di cali per le produzioni zootecniche: carni bovine -5%, avicunicole -11% e suine -14%. Nonostante le criticità indotte dalla pandemia, molto positivo è stato poi l’andamento della produzione e delle vendite del Parmigiano Reggiano, In controtendenza rispetto all’agricoltura, in regione l’industria alimentare e delle bevande ha subito i contraccolpi negativi della pandemia e ha registrato una flessione del 3,9% della produzione, anche a causa della contrazione del mercato Ho.re.ca (Hotel, restaurant, catering). Calo del 37% delle presenze infine per i 1200 agriturismi della regione nel 2020: tanto, ma la metà di quello nazionale. —

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