Tessile, rinnovato il contratto nazionale Aumento di 74 euro
Un’assicurazione, dal primo gennaio 2023, di un’assicurazione contro la non autosufficienza per tutti i lavoratori. Un aumento complessivo di 74 euro e l’impegno a contrastare la violenza di genere, con il sostegno e assistenza alle vittime: un tema molto sentito nel comparto.
Queste e altre sono le condizioni sottoscritte nel contratto collettivo nazionale del settore tessile, rinnovato ieri pomeriggio da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec - Tessile, energia e chimica e le rappresentanze di Smi, il Sistema moda Italia, ossia l’associazione industriale di settore aderente a Confindustria Moda. Si tratta del primo contratto arrivato nel difficilissimo periodo Covid che riguarda, in provincia, seimila addetti, molti dei quali concentrati nel distretto carpigiano.
Tra le novità principali anche quella dell’inserimento di un protocollo contrattuale che riguarda: competitività, legalità e contrasto al dumping contrattuale. Lo scopo di questa misura è arginare i contratti pirata: a tale riguardo le imprese committenti inseriranno nel contratto di commessa l’obbligo di applicazione ai lavoratori dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dai sindacati più rappresentativi.
In generale, poi, si parla di diritti individuali rafforzati. In caso di malattia, infatti, sono state introdotte maggiori tutele. Così come i permessi, le aspettative e i congedi saranno utilizzabili più agevolmente dagli addetti. Si presta attenzione anche alla legge Cirinnà, con diritti estesi anche alle coppie di fatto.
Per quanto riguarda le ore che potranno essere programmate a livello individuale, in regime di flessibilità dell’orario, c’è stato un innalzamento da 16 a 32.
Vista l’importanza del tema Covid, poi, è prevista l’introduzione di un gruppo di lavoro che sviluppi analisi sulle condizioni generali dei lavoratori e pensi a forme di prevenzione nelle imprese.
I lavoratori dovranno ora discutere e votare l’accordo nelle assemblee in azienda.
Complessivamente, il contratto interessa 400mila lavoratori impegnati in 46mila imprese in Italia: sarà in vigore fino al 31 marzo 2024. —
Serena Arbizzi
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