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Soliera, il progetto Famiglie in rete per sostenere chi ha più bisogno

Laura Solieri
Soliera, il progetto Famiglie in rete per sostenere chi ha più bisogno

Essere disposti a mettersi in gioco aiutando una famiglia in momentanea difficoltà perché un momento difficile può capitare a chiunque e sapere di non essere soli è di grande conforto. È questo il fulcro del progetto “Reti di famiglie accoglienti” a cui tutti possono partecipare e che a oggi, sul territorio modenese, conta 90 famiglie aderenti.

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SOLIERA Essere disposti a mettersi in gioco aiutando una famiglia in momentanea difficoltà perché un momento difficile può capitare a chiunque e sapere di non essere soli è di grande conforto.


È questo il fulcro del progetto “Reti di famiglie accoglienti” a cui tutti possono partecipare e che a oggi, sul territorio modenese, conta 90 famiglie aderenti. «Le forme e le modalità di accoglienza sono varie ed è necessario confrontarsi con diverse figure, quali la nostra rete associativa piuttosto che i Servizi Sociali del comune di residenza, per trovare la forma più consona alla propria famiglia – spiega la dottoressa Rita Lacetera, mediatrice familiare e assistente sociale di Soliera, referente dei progetti di accoglienza dell’associazione Venite alla Festa - Ciò perché la propria famiglia non deve snaturarsi né arrivare ad uno sforzo estremo perché perderebbe energie e il progetto di accoglienza naufragherebbe. Al contrario, se l’abbinamento tra famiglie è quello giusto, le risorse delle due famiglie si implementeranno. Le forme di accoglienza sono da costruire insieme agli attori del progetto di accoglienza e possono essere sostegno, accompagnamento o affido».


Capofila del progetto è l’associazione Venite alla Festa di Limidi di Soliera che collabora con tante altre realtà associative; il progetto Reti di Famiglie Accoglienti è attualmente operativo e finanziato su due distretti: dall’Unione Terre D’Argine e dalla Cassa di Risparmio di Carpi e dall’Unione dei Distretto Ceramico. La Rete sta lavorando per sollecitare e coinvolgere sempre di più il mondo della politica in un percorso condiviso che veda le associazioni di famiglie attive e propositive nel cammino di costruzione di "città" più accoglienti e solidali. I punti sui quali è aperto il dialogo con gli enti locali riguardano la formazione congiunta tra operatori del sociale e le famiglie accoglienti per condividere i linguaggi ma soprattutto le motivazioni ed i valori, il coinvolgimento delle famiglie nel definire il progetto di affido affinché sia il più appropriato possibile rispetto alle esigenze del minore accolto e valorizzi l'essere famiglia, il coordinamento e la costruzione di una rete affinché le famiglie coinvolte siano potenziate e sostenute nelle loro capacità di accoglienza.


«La pandemia ha in parte narcotizzato alcuni problemi che erano già emersi con gli eventi di Bibbiano e la successiva campagna di comunicazione nota come "Veleno" – racconta la dott.ssa Lacetera - In sostanza, il tentativo di colpevolizzare le famiglie accoglienti si è di fatto tradotto in un danno diretto sui minori fragili rispetto ad un allungamento dei tempi ed ad una minore disponibilità di nuove famiglie rispetto ad un incremento delle criticità determinato dall'isolamento forzato provocato dalla pandemia, compreso un incremento delle violenze intrafamiliari. Rispetto a tale situazione si rende necessaria un maggiore coordinamento a livello provinciale e regionale tra gli enti locali e tra questi e la rete di famiglie. Ci sono però anche tanti aspetti positivi che ci preme sottolineare, il potenziale sociale e la capitalizzazione di risorse di cui è portatore questo progetto ambizioso - prosegue l’assistente sociale - ma se si investe in tempo, professionalità, risorse umane ed economiche, porta un benessere sociale che nel lungo periodo risulta vincente. Si pensi ad una famiglia in difficoltà che viene aiutata da un’altra che una volta rialzatasi può diventare anch’essa risorsa per qualcun altro con un effetto domino importante. Oppure il valore di un esempio di solidarietà per i propri figli (sia di quelli della famiglia che aiuta che quelli della famiglia aiutata) che si ripercuoterebbe nelle generazioni future. Per non parlare dei costi risparmiati in termini socio-sanitari per recuperare eventuali danni che si sono previsti».


Anche in altre province italiane esistono o si stanno sperimentando situazioni simili; come sottolinea la referente, l’esperienza di accoglienza non può e non deve essere sostenuta nella solitudine della singola famiglia. «Per questo motivo, la rete provinciale desidera implementare e perfezionare la realtà delle Associazioni di Famiglie Accoglienti quale forma ed espressione di cittadinanza attiva, protagonista della vita sociale e capace di esprimere e sostenere la cultura dell’accoglienza. Le reti accoglienti hanno un alto valore civile e farne parte è motivo di orgoglio nonostante le fatiche». Per informazioni e aderire: www.retidifamiglie.it - info@retidifamiglie.it —

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