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Pavullo. parla serantoni (ausl) 

«Il Punto nascita aperto non poteva gestire l’emergenza di Pieve»

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Pavullo. Anche se il Punto nascita fosse stato aperto, non avrebbe potuto gestire un’emergenza parto come quella di martedì a Pieve. Lo sottolinea il direttore del Distretto sanitario Carlo Serantoni, tra diverse riflessioni.

«Ci troviamo di fronte ad un evento che ha avuto la miglior gestione possibile – sottolinea – riducendo fortemente il rischio neonatale, e per questo un grazie sentito a tutti gli operatori intervenuti. Per intenderci: il problema qui non era il parto in itinere o in ospedale, ma il fatto che il nascituro fosse un prematuro e necessitasse quindi di una destinazione con competenze neonatali e intensivologiche come appunto reperibili al Policlinico. Qui non c’entra il Punto nascita di Pavullo perché, se fosse stato aperto, lì si sarebbe perso solo tempo utile a destinare la partoriente a un centro intensivologico. Se in un qualunque punto della rete si fosse deciso di attendere il parto in un Punto nascita periferico, si sarebbe andati incontro a rischi per mamma e neonato, salvo affrontare un trasporto in emergenza verso la Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico. È bene dire queste cose ai lettori: certe situazioni si avvalgono senza discussione della centralizzazione immediata della paziente, con uso dell’elisoccorso se disponibile, ma anche su ambulanza in assenza del mezzo aereo».

Da qui una considerazione: «Bisogna evitare di continuare a pensare al parto in ambulanza come a uno spauracchio, non solo perché i parti precipitosi esisteranno sempre, qui come in città (dove sono prevalenti), ma perché tale parto avviene con modalità abitualmente rapide e fisiologiche. Se abbiamo chiaro come obiettivo la sicurezza del parto (per madre e bambino), dobbiamo saper fare le scelte giuste». —

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