Polemica sugli alberi da abbattere al Ducale: «Non c’è il permesso»
«La Soprintendenza non ha autorizzato e ha richiesto che le piante fossero sostituite: falso il silenzio assenso»
Stefania Piscitello
Prenderà il via domani l'abbattimento dei 54 pioppi all’interno del Parco Ducale. «Non avendo ricevuto alcuna comunicazione ostativa da parte della Soprintendenza coinvolta in merito all’intervento di abbattimento abbiamo informato il Ministero dell’avvio dei lavori», con queste parole il 23 luglio il sindaco Menani aveva dato la notizia, ribadendo la pericolosità di quelle piante. Le associazioni ambientaliste hanno richiesto in questi giorni una perizia comparativa così come il Pd. E la consigliera dem Serena Lenzotti, attraverso un accesso agli atti, ha letto gli scambi di battute tra Soprintendenza e Comune. «La Soprintendenza – riferisce Lenzotti – chiede di ricevere prima dell’inizio dei lavori l'indicazione precisa del luogo della futura messa a dimora delle nuove piante e ribadisce che per preservare il Cannocchiale è importante che le alberature da abbattere siano sostituite innanzitutto da esemplari adulti. Ma soprattutto questi dovranno essere collocati in corrispondenza delle piante abbattute». Come spiega Lenzotti, il Comune invece aveva in precedenza comunicato alla Soprintendenza che le nuove alberature non sarebbero state collocate nello stesso punto di quelle abbattute. Il motivo, come si legge nella perizia, è la presenza di funghi sui pioppi e il timore che anche i nuovi esemplari si ammalino.
«La Soprintendenza aggiunge che il vincolo al momento è solo paesaggistico, per cui è vero che si può richiedere un’autorizzazione per una paesaggistica semplificata e andare avanti per silenzio assenso. Ma dice anche che è stato avviato un iter per porre un vincolo storico». Il Comune invia la documentazione richiesta e dà dieci giorni di tempo alla Soprintendenza per rispondere, riferendo che procederà comunque con la piantumazione di pioppi spostati, perché l'altra opzione sarebbe troppo costosa. «I soldi li hanno, ma non li vogliono spendere. Non siamo in presenza di un silenzio assenso – conclude – come è stato fatto passare, perché in realtà un primo dialogo con la Soprintendenza c’è stato. E oltre a non ascoltare i suggerimenti della Soprintendenza non danno una narrazione completa di cosa è avvenuto». —
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