Gazzetta di Modena

Modena

Zona Biscione: via a settembre con gli interventi per bonificare

Saverio Cioce

Pronti quasi 10 milioni di euro che puntano a trasformare  il maxi condominio degradato di via Unione Sovietica

3 MINUTI DI LETTURA





Saverio Cioce

Il conto alla rovescia è cominciato. Dopo molti, troppi anni di attese, la svolta per il maxicondominio di via Unione Sovietica, comincia a diventare realtà.

Da settembre inizieranno i provvedimenti amministrativi per bonificare con una gigantesca ristrutturazione quello che tutti conoscono a Carpi come “Il Biscione”.

Si partirà con le lettere ai proprietari, a chi ha affittato e a tutti coloro che risultano sulla carta residenti, per informarli delle opzioni che hanno davanti.

Ora che sono stati stanziati i fondi dalla Regione e da altri enti, Comune compreso, per una cifra oscillante trai 9 e i 10 milioni di euro, scattano le procedure per riportare alcune parti al patrimonio pubblico sotto una gestione diretta. In breve: il modello che verrà replicato anche in via Unione Sovietica è quello di ristrutturazioni edilizie che metteranno insieme alcuni appartamenti, spostando le famiglie più numerose in spazi adeguati, in modo da poter rimettere insieme una sorta di geografia sociale diversa da quella che ora popola il condominio.

Non più solo stranieri, con malavitosi di vari gruppi etnici che hanno trasformati alcuni appartamenti abbandonati e i garage sotterranei in una zona franca dove poter nascondere droga e refurtiva.

Quando l’edificio verrà rinnovato di sana pianta ci sarà spazio anche per un’utenza diversa, dove potranno trovare spazio anche altri nuclei con famiglie italiane e magari studenti. O magari pure i reduci dai divorzi che dopo la separazione cercano solo miniappartamenti a basso prezzo per far quadrare il bilancio a fine mese con il versamento delle quote per i figli.

Per fare tutto questo però bisogna ripartire da zero, anche perchè i primi a soffrire di questa situazione sono gli stessi residenti: stranieri nella quasi totalità, certo, ma moltissimi con permessi regolari e con un lavoro, magari precario, ma con entrate fisse e con famiglia e figli a carico.

Il modello è quello applicato, per versi diversi, anche a Modena con un mega condominio con un centinaio di famiglie nei miniappartamenti da 35-40 metri finiva per diventare un ostello dove non si facevano domande a chi dormiva per le scale o dietro porte compiacenti. Anche lì, fondi pubblici e rinnovamento totale degli spazi e degli inquilini.

Ora che i fondi ci sono le carte cominceranno a correre perchè il sindaco Bellelli sa che si gioca la sua credibilità e quella del suo partito.

Le centinaia di controlli, i sequestri, le risse, i furti, i garage espropriati dai più violenti: una catena di atti delinquenziali di vario livello che negli anni hanno incancrenito la situazione finendo per esasperare il quartiere.

A settembre invece cominceranno gli spostamenti e le notifiche, appartamento per appartamento.

L’enorme edificio costruito alla periferia di Carpi negli anni ’70 per ospitare la manodopera dal Sud con relative famiglie, fu subito preso in carico dallo Iacp, ora Acer.

Tutti quegli appartamenti diventarono, con le ondate migratorie del ventennio successivo una sorta di zona franca. Extracomunitari, provenienti da India, Pakistan, Maghreb, Africa e dall’Est Europa finirono per coabitare sulle stesse scale.

Ma i problemi di ordine pubblico hanno preso il sopravvento. Decine di pregiudicati o di autori di reati sono stati sorpresi tra quelle mura che davano ospitalità a chiunque fosse in grado di intimorire i vicini. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google