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l’anniversario della strage di bologna 

«Per Tino e Carla non abbiamo mai smesso di lottare per la verità»

Serena Arbizzi
«Per Tino e Carla non abbiamo mai smesso di lottare per la verità»

Carlo Alberto Lugli riorda quel tragico giorno di 41 anni fa «La moglie di Bellini ha riconosciuto il marito? Era ora...»

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Serena Arbizzi

«La moglie di Bellini, finalmente, dopo 40 anni, si è decisa a parlare. È apprezzabile che la figlia abbia porto le sue scuse». È una ferita, comprensibilmente, ancora aperta, quella dei parenti delle vittime della strage della stazione di Bologna, nonostante siano trascorsi 41 anni e aleggino ancora numerosi misteri su quanto accadde quel maledetto 2 agosto di cui oggi ricorre l’anniversario.

Carlo Alberto Lugli è il fratello di Umberto, detto “Tino”, che era in stazione a Bologna quel giorno, con la fidanzata Carla Gozzi, di Concordia, 36 anni all’epoca dei fatti. I due stavano partendo per le vacanze. Carlo Alberto accompagnò il fratello davanti alla stazione poco prima delle 10. Poi tornò subito a Carpi per recarsi al lavoro nel negozio di corso Alberto Pio. «Avevo appena aperto il negozio quando mia mamma, che era a fare la spesa nella macelleria vicina, sentì che qualcuno parlava di una caldaia esplosa in stazione a Bologna: pensai subito che fosse assurdo – racconta Carlo Alberto – Poco dopo le 11 capimmo cos’era successo dal notiziario. La stazione si era sollevata e crollata. All’epoca non c’erano i telefonini: avrei dovuto attendere una chiamata per saperne di più. Così partii alla volta di Bologna, al Maggiore e iniziai ad aspettare i feriti, tra i quali non c’era mio fratello. Di lì a poco imparai che era una delle vittime…». Nemmeno la fidanzata di “Tino”, Carla Gozzi, si salvò e morì in ambulanza durante il trasporto al Sant’Orsola. Dopo più di 40 anni i famigliari non hanno smesso di cercare la verità. «Ci siamo costituiti parte civile nel processo, con l’associazione dei famigliari delle vittime – prosegue Carlo Alberto – Alcuni parenti nel corso dei decenni sono venuti a mancare… C’è stata qualche udienza, negli ultimi mesi del nostro processo, ma tutto è iniziato quando c’era ancora la “zona rossa” a causa del Covid. Spostarsi con il virus non è né facile, né prudente». I famigliari guardano con molta attenzione alle parole di Paolo Bellini, che nei giorni scorsi ha fatto una breve dichiarazione spontanea nel corso del nuovo processo sulla strage del 2 agosto 1980 che lo vede imputato per concorso nell'attentato, con l'ex Nar Cavallini, condannato all'ergastolo in primo grado. L’ex moglie di Bellini, Maurizia Bonini, è stata ascoltata dalla Corte d’Assise come testimone: ha riconosciuto il marito da un video girato da un turista straniero alla stazione di Bologna, la mattina della bomba. «La moglie si è decisa dopo tanti anni, finalmente, a non tenere più coperto suo marito – aggiunge Lugli - Mentre la figlia, che aveva nove anni all’epoca dei fatti, ha chiesto scusa durante il processo. È da apprezzare, lo ha fatto anche se lei era inconsapevole, vista la tenera età..».



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