«Non solo il Punto nascita: si potenzi tutto l’ospedale»
Il comitato Pavullo 95 pubblica il “manifesto” delle criticità su cui intervenire: da ostetricia alla chirurgia d’urgenza, i primariati a scavalco e gli ambulatori
Daniele Montanari
PAVULLO. Un manifesto per comunicare nero su bianco ai cittadini le cose che non vanno all’ospedale, anche per fare le proprie riflessioni in vista del voto d’autunno. È l’iniziativa del comitato Pavullo 95, strutturata su numerosi aspetti.
Si parte ovviamente dal Punto nascita, con il presidente Gaetano Vandelli che evidenzia come, a differenza dei Punti nascita di Porretta e Borgotaro, qui «nulla è dato sapere» ancora sul piano di riapertura. «Evidentemente la – nota – neo-realizzazione di qualcosa che già esisteva e che era stato per anni un fiore all’occhiello, non è né facile né economica. E questo per una serie di fattori: i locali dell’epoca sono stati destinati ad altro, la sala operatoria dedicata è stata smantellata, non ci sono più servizi ginecologici h24, così come manca il pediatra h24 e mancano in generale ginecologi, ostetriche e infermieri, oltre alle attrezzature. Ma soprattutto – rimarca – dopo la massiccia campagna denigratoria fatta ante chiusura, manca la fiducia, la visione di continuità, di futuro, l’attrattività».
Da qui alla Chirurgia, aprendo con una domanda: «Come mai il 5 ottobre 2020 all’ospedale di Mirandola è ripartita la chirurgia d’urgenza e a Pavullo resta preclusa da anni, al punto che qui non si può più fare neanche una semplice appendicite? Eppure quello di Mirandola è un ospedale di prossimità come il nostro». A Pavullo peraltro ci sono sale operatorie nuove: «A fine 2019 ce le hanno presentate come le più moderne e performanti della provincia, ma – evidenzia – eseguono solo attività programmate a beneficio soprattutto dei pazienti di pianura, che vengono qui per la più corta lista d’attesa. Siamo in questa situazione dalle dimissioni del dottor Selmi, ultimo primario di Chirurgia».
«Dopo l’approvazione del Pal 2011, l’ospedale di Pavullo si è incamminato nel periodo più nero della sua storia recente – incalza Vandelli – al punto da essere oggi un ospedale di prossimità e per giunta di serie minore, dato che Mirandola è più importante di noi. Abbiamo solo un paio di reparti coperti da primari in carica effettiva, tutti gli altri hanno primariati “a scavalco”. Ci sono buone attrezzature, come la Tac donata dalla Fondazione, quasi inutilizzata per mancanza di operatori. Facciamo i conti con un’attività ridotta, o addirittura assente in certi casi, di ambulatori specialistici».
Da qui le richieste di Pavullo 95: «Che l’ospedale di Pavullo torni ad essere di primo livello nella rete sanitaria provinciale, senza più primari a scavalco e con piena autonomia rispetto a Sassuolo e Vignola. Che venga abolita l’Area Omogenea, rivelatasi un fallimento in provincia, con il ripristino della separazione tra Chirurgia e Ortopedia, nell’adeguamento di organico e attrezzature. Che vengano attivate delle terapie semi-intensive post-operatorie (Aspo). Che vengano realizzati a Pavullo, quale capoluogo del Frignano, fondamentali servizi integrativi come Casa della Salute, Puass (Punto unico di accesso socio-sanitario)e hospice, con particolare attenzione al potenziamento della rete dei medici di base e dei servizi domiciliari. Che vengano sviluppate e incrementate le attività ambulatoriali, la cui carenza attuale costringe a spostamenti particolarmente pesanti per la parte di popolazione più debole. Da qui – chiosa – deve partire una pianificazione illuminata per il futuro del nostro territorio». —
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