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Emanuela, dalla sua caffetteria al primo libro «Scrittura come sfogo e una dedica speciale»

Serena Arbizzi

Questa sera la presentazione di “Osmosi”: «Leggerete una storia coinvolgente» 

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Serena Arbizzi

Emanuela Lusuardi è conosciutissima in città perché titolare, con i soci Vincenzo Pietropaolo e Massimiliano Cerlini, della Caffetteria del centro: ha anche un’altra passione che l’ha fatta balzare in vetta alle classifiche in libreria. Emanuela, che è anche tecnico di radiologia, ha infatti dato alle stampe il primo romanzo di una serie di quattro libri: “Osmosi-Nati dalla parte sbagliata” (editore: i libri di Emil, collana: Composizioni), che presenterà alla Caffetteria stasera alle 21. Il romanzo intreccia la storia di Brigit e Jeny, riservata e generosa la prima, sfrontata e impaziente la seconda: gli opposti si attraggono e le due sono unite fin dalla prima infanzia, trascorsa in Scozia.

«Fin da piccola ho sempre avuto il desiderio di partire e andare in missione – spiega Emanuela – Mi hanno sempre fatto soffrire le ingiustizie e, forse, tramite la scrittura, ho trovato uno sfogo a questa volontà di dare un contributo ad alleviare, anche se di poco, le sofferenze che i bambini patiscono nel mondo. Almeno facendo parlare di questi temi. Ad esempio, il bullismo a scuola è diventato un fatto ordinario, ormai. E invece è gravissimo perché chi lo subisce è segnato a vita. E arrivo a chiedermi il perché di tutta questa cattiveria. Il libro è frutto delle mie letture di libri su guerra, deportati, desaparecidos... Ho creato questa squadra di aiuto, sia fisica sia on line, perché inconsciamente vorrei che esistesse. Questa squadra passa dalla Scozia ad Atlanta e si muove in tutto il mondo».

Il libro è nato «in modo spontaneo – prosegue – e per colmare un’esigenza. Da ragazzina scrivevo i diari e ancora una volta la scrittura mi ha fiancheggiata nella quotidianità. Ho trascritto il libro a computer verso la fine del 2019. Nel frattempo ho cercato un editor che mi aiutasse a perfezionare la forma. A volte succedeva che la sera, di ritorno dal lavoro, avessi un’adrenalina tale da ripartire a scrivere».

Il libro riporta una dedica all’attore Keanu Reeves. «È la figura che mi è apparsa nei momenti in cui pensavo alla storia. Non per la sua notorietà come attore, ma per la sua storia, dura e drammatica”.

Quanto ha influito il contatto con le persone? «Dedico spesso tempo ai clienti, condividendo esperienze, per cercare di farli stare bene – conclude Emanuela – Con la scrittura ho fatto conoscere uno dei miei lati più nascosti perché, se la mia sensibilità si può cogliere anche nella quotidianità, il mio lato interiore lo conoscono in pochi». —

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