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Como, al Museo Villa Carlotta la collezione Cattellani mette in mostra i maestri

Michele Fuoco
Como, al Museo Villa Carlotta la collezione Cattellani mette in mostra i maestri

Sul Lago di Como il dialogo tra arte e natura con i protagonisti del Novecento come Beuys, De Dominicis, Sol LeWitt, Ray, Nitsch, Yoko Ono, Vautier, Andersen

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COMO. Attinge a piene mani dalla collezione di Carlo Cattelani (1931-1999) la mostra “A/Essenze”, fino al 7 novembre (da venerdì a domenica 13-17.30), presso il Museo di Villa Carlotta a Tremezzina, Lago di Como. Una rassegna, a cura di Fulvio Chimento, che annovera nomi eccellenti dell’arte contemporanea internazionale, come Joseph Beuys, Gino De Dominicis, Gilbert & George, Sol LeWitt, Man Ray, Hermann Nitsch, Mario Ceroli, Yoko Ono, Ben Vautier, Konrad Balder Schäuffelen, Philip Corner, Eric Andersen, di cui vengono proposte opere selezionate custodite dalla famiglia Cattelani che della mostra è organizzatrice, in collaborazione con Associazione Controcorrente e Museo di Villa Carlotta.

Il luogo è stupendo non solo per il lago di Como, ma anche per il meraviglioso giardino botanico della Villa che porta il nome della Principessa Carlotta di Prussia (1831-1855) morta a soli 24 anni e si connota anche di un patrimonio artistico permanente del passato, tra cui opere di Canova e di Hayez… Centinaia di miglia i visitatori, anche stranieri, negli anni preCovid. “Ora la Villa apre - dice Tiberio Cattelani, figlio di Carlo - all’arte contemporanea, e al piano superiore è allestita la mostra con opere della nostra collezione, a cui si aggiungono quelle di quattro artisti (Maurizio Mercuri, Filippo Falaguasta, David Casini e T-yong Chung), selezionati da Chimento”.


Nelle opere dei maestri del Novecento passa la singolare esperienza umana e artistica di Carlo Cattelani che amava avventurarsi, negli anni Sessanta senza sapere una parola di inglese, in viaggi anche negli Stati Uniti, dove ha conosciuto autori di spicco, come Mark Rothko, Sol LeWitt, Josef Albers…, ma sapeva accogliere nella sua fattoria di Baggiovara artisti italiani e stranieri con disponibilità totale nei confronti di tutti, con cui condivideva pure la sua fede di cristiano, pur nel rispetto di altre religioni. Un clima di fratellanza si respirava nel cascinale a pochi chilometri da Modena, dove sono nate molte opere a carattere religioso, alcune delle quali sono in questa rassegna. Ecco allora “Manresa” di Joseph Beuys: una croce come simbolo della conversione del’artista, in seguito ad un incidente come aviatore nell’esercito tedesco; l’”Ecce homo”, raffigurante Cristo, di Hermann Nitsch; le croci di Philip Corner, concepite come superficie autoriflettente in cui si inquadra a figura intera il corpo del visitatore; le grandi scritture, come “Preghiera”, di Yoko Ono che porta a scoprire la cultura Zen, il valore della meditazione, la pratica della non violenza, la pace universale; una sedia-scultura di Mario Ceroli, che nella sua semplicità ed essenza rimanda alla spiritualità delle origini. Sostiene il concetto di Trinità Schäuffelen con il “Grande nodo” costituito da tre grandi triangolo in acciaio, incastrati tra loro; la campana di Andersen; il libro di Ben Vautier che scrive “Cattelani crede in Dio ma non sono sicuro che Dio crede in Cattelani”.


«La mostra – sostiene Tiberio Cattelani – ha aspetti anche concettuali, espressi già nel titolo “A/Essenze”, perché è dedicata alla Principessa Carlotta che non c’è più, ma vive nella sua essenza; rende omaggio a mio padre perché è forte la sua presenza, come amante dell’arte. Omaggio anche a Gino De Dominicis che ha più opere in mostra. Il visitatore viene colto di sorpresa quando irrompe una fragorosa risata registrata: è quella, sberleffa e pure contagiosa, di De Dominicis che ha accompagnato, negli anni ’70, una sua mostra presso l’Attico di Sargentini a Roma. La stessa galleria viene ricordata con una foto scattata durante la mostra “Lo Zodiaco”, dove l’artista espose concretamente ciò che indicavano i segni zodiacali (leone, ariete…). Un’altra fotografia raffigura l’artista come un barbone, alle cui spalle c’è la scritta “che cosa c’entra la morte”.

“Gino vi guarda” è il titolo di un’altra immagine, dove l’artista appare in televisione, quasi a voler dire che è l’artista a guardare il visitatore e non viceversa. A De Dominicis è caro il concetto di immortalità, ma pure del tempo segnato, come nell’opera-manifesto della mostra, dall’orologio nel paesaggio, ai cui limiti c’è l’artista adulto e bambino”. Esposti anche il “Cadeau” di Man Ray che è un ferro da stiro chiodato, l’opera di arte postale di Gilbert & George, il lavoro scultoreo “Complex form” di Sol LeWitt, di area concettuale, come lo sono i quattro scelti da Chimento. Info su biglietti e ingressi www.villacarlotta.it

 

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