Gare a pagamento, il ritorno ma l’hotel fu un fallimento
Il titolo del libro di Fabio Montella sarà “Bagliori d'incendio” e riguarderà gli anni 1919-1922 a Modena. Uscirà in autunno. Lo pubblicherà la casa editrice Mimesis per l’ Istituto Storico della Resistenza di Modena.
Il punto forte di una ricerca durata anni è proprio il ritrovamento di documenti originali, che dal 1921 documentano la seconda vita del corridore che divenne sinonimo di “sfortuna sportiva”.
Una fama, quella di Pietri, che ne decretò il successo. Il primo a mobilitarsi pubblicamente per lui fu Arthur Conan Doyle (il creatore di Sherlock Holmes): promosse una sottoscrizione pubblica per comprare una panetteria a quel volenteroso garzone. Arrivarono così le prime 250 sterline. Ma la sua fortuna nel mondo anglosassone fu amplificata dalle decine di gare e corse a cui partecipò negli Usa, tornando a casa nel dopoguerra con la somma di 250 mila lire in tasca. Cifra da capogiro: ancora vent’anni dopo la canzone “Se potessi avere mille lire al mese” certificava il traguardo dell’italiano medio per la ricchezza.
Dorando Pietri però sparì all’improvviso da Carpi dopo il duplice omicidio. I controlli di polizia (che definì “scocciature” come riferiscono i verbali del processo per l’omicidio dei due giovanissimi carpigiani) dopo le aggressioni lo spinsero a cambiare aria. Andò ad abitare a Sanremo con il fratello che già si era stabilito sul confine italo-francese.
A Carpi volle dare un esempio della ricchezza che aveva raggiunto, costruendo l’albergo più lussuoso della città che chiamò Grand Hotel, in sintonia con le sue ambizioni.
Gli affari però non andarono bene. La crisi del truciolo finì per prosciugare quella clientela d’alto bordo tra gli opifici cittadini, su cui lui aveva puntato per ripagarsi delle spese e poter avere entrate sicure. In pochi anni fu costretto a vendere per evitare di restare schiacciato dai debiti.
Restano le sue impronte sull’intera vicenda che portò all’uccisione dei due giovanissimi parrocchiani. Già l’alibi di aver sentito la canzone Bandiera Rossa per giustificare la spedizione punitiva la dicevano lunga su metodi e obbiettivi degli squadristi con cui si impegnava offrendo persino la Torpedo. In anni in cui le vetture private erano una rarità, lui non esitava a mostrarsi assieme a chi si spostava con pugnale e manganello.
Lo stesso verbale di polizia, ignorato dal giudice che non se la sentì di processare un atleta famoso come Pietri, diede conto delle sue parole. «Al ritorno abbiamo cambiato percorso ...» è questo uno degli indizi che secondo il vicecommissario dimostravano la piena consapevolezza dell’accaduto.
Nel dopoguerra si riaprì il processo ma fu l’amnistia di Togliatti a dare il secondo colpo di spugna. Nel 2008 l’allora vescovo di Carpi, mons. Tinti, sottolineò nelle celebrazioni «le radici cristiane di Pietri e il suo rispetto per i valori del Vangelo». La condanna dell’omicidio da parte del giornale carpigiano “L’operaio cattolico” del 1922 non venne ricordata da nessuno.
S.C.
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