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Lacrime e ricordi per Domenico D’Addio La madre: «Cristo ti ha afferrato in cielo»

Carlo Gregori
Lacrime e ricordi per Domenico D’Addio La madre: «Cristo ti ha afferrato in cielo»

L’emozione del pubblico alla cerimonia pentecostale. Il padre Franco ha ricordato la fede del figlio e l’attenzione per gli altri

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Carlo Gregori

Applausi, salmi cantati, grida di alleluja e amen, mani al cielo, silenzi, pianti. Il funerale di Domenico D’Addio ha toccato le corde più profonde delle centinaia di familiari, amici, conoscenti e colleghi che in una rovente mattina d’agosto hanno gremito (distanziati) la chiesa pentecostale Fonte di Vita in via Dell’Artigianato, a Modena Est. A celebrare il ricordo del responsabile dell’accoglienza di Casa Maria Luigia - che a soli 26 anni e all’apice professionale una settimana fa è morto in un incidente in via Emilia Est - è stato il padre Franco. Uomo di profonda devozione religiosa e membro attivo della congregazione evangelica modenese. Come Domenico, il figlio che portava il nome di un fratellino morto troppo presto in un altro incidente, e il giovane che due anni fa si era riavvicinato alla fede. Il padre Franco, con fermezza e dignità, ha negato il dolore del momento luttuoso per ricordare come, per chi ha fede in Cristo, la morte è il momento del passaggio a una vita eterna dopo una vita terrena a tempo, breve o lunga che sia non importa. «È stato afferrato da Gesù», dirà Anna, moglie e mamma di Domenico, alla fine della celebrazione, a proposito dell’incidente. Il ricordo di una vita retta e giusta. Non solo il lavoro che svolgeva impeccabilmente e con passione, ma l’attenzione forte per gli altri e una serietà nei rapporti umani sottolineata da tutti coloro che si sono succeduti per una testimonianza. Un ragazzo solare, divertente, legato ai suoi tempi. «Ovunque andava metteva allegria». La madre ha ricordato l’ultima visita. Una scena umile, degna dei Vangeli: lei, sudata, aveva appena finito di lavare i piatti, lui entra in casa e vuole abbracciarla senza un motivo preciso. Scene di una vita quotidiana che si alternano a quelle di colleghi e amici che raccontano tutti una persona matura e solida. Come una casa sulla roccia, dirà il pastore Mauro di Castelnuovo citando Luca.

Massimo Bottura ha voluto ricordare lo strappo doloroso alla notizia della sua morte, arrivata del tutto inattesa in un giorno di lavoro qualsiasi, dopo l’incidente imprevedibile tra la moto di Domenico e l’auto che ha fatto un’inversione a “U”. Accanto all’enorme corona di girasoli dalla “famiglia”, i colleghi dell’Osteria Francescana, lo chef ha detto: «Non c’è nessuno che possa sostituire l’assenza di una persona cara. Bisogna tenere duro e sopportare. Può sembrare molto difficile ma è anche una grande consolazione. Finché il vuoto resta aperto si rimane legati l’un l’altro per suo mezzo. È falso dire che Dio riempie il vuoto. Non lo riempie affatto ma lo tiene apposta aperto aiutandoci a conservare la nostra antica comunione anche se nel dolore. I bei tempi passati li portiamo come un dono prezioso. Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi. Bisogna conservarli come un tesoro nascosto. Domenico, la gioia e la forza che ci hai trasmesso vivranno per sempre». E la moglie Lara Gilmore: «Siamo qui oggi riuniti per festeggiare quella bellissima persona che era Domenico. Ha riempito la nostra vita con la sua anima generosa, un sorriso che non finiva mai, un modo di approcciare la vita sempre in positivo. Metteva tutti a loro agio, indipendentemente dalla lingua e dalla cultura di provenienza. Aveva sempre un minuto in più per noi, per lo staff, per chi lavorava con lui. È un esempio: ci ha insegnato a prendere cura l’uno dell’altro. Lo spirito di Domenico resterà con noi in tutti gli spazi che ha riempito. Il parco. Il capannone di auto e moto dove amava andare spesso il lunedì, giorno di risposo, solo per accendere i motori e sentire il ruggito».

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