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Boom di richieste per un tetto allo sportello Avvocati di Strada

Laura Solieri
Boom di richieste per un tetto allo sportello Avvocati di Strada

Pecorari e Boni: «Senza residenza sono esclusi da welfare e graduatoria casa» L’assessore Vandelli: «Puntiamo sui gestori sociali e il comparto di Vaciglio»

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Nell’ultimo anno, lo sportello modenese di Avvocato di Strada ha riscontrato un aumento esponenziale di persone prive di abitazione, che vivono per strada o ospiti da amici o strutture d'accoglienza, che si rivolgono ad esso per fare richiesta di residenza fittizia tramite gli avvocati preposti. «Essere privi di residenza comporta non avere accesso a tutta una serie di servizi di welfare, tra i quali la possibilità di poter entrare nelle graduatorie per l'assegnazione di una casa popolare ed essere seguiti da un assistente sociale che possa sviluppare il progetto abitativo – spiegano gli avvocati Francesca Pecorari, responsabile dello sportello, e Tatiana Boni – la collaborazione tra Avvocato di Strada e i Servizi Sociali del Comune è fondamentale. Gli anni passati, le richieste di residenza fittizia collegate anche alla necessità di avere una collocazione abitativa, erano all’incirca una ventina all’anno. Nel 2021 nel primo semestre sono già arrivate al doppio di quelle totali del 2020».

Siamo una società che ha perso gli strumenti per gestire le diversità, che per questo si trasformano in conflitti. Chi giunge da altre parti del mondo spesso fugge dalla povertà: si tratta spesso di nuclei numerosi e che portano con sé un bagaglio culturale differente. «Alla luce di questa diversificazione nella popolazione modenese, occorre rivedere l’offerta abitativa che, negli ultimi anni, si è omologata a modelli per piccoli nuclei – spiega l’assessora alle Politiche abitative del Comune Anna Maria Vandelli – è necessario prestare attenzione alla definizione di spazi comuni per condividere attività, luoghi informali e a libero accesso ma, al contempo, regolati da orari e tipologie di attività, oggetto di progetti da parte delle associazioni delle comunità che li vivono, in stretta relazione con gli operatori pubblici. Inoltre, occorrono nuove figure, quelle dei gestori sociali, che accanto all’attenzione per quanto accade possono fornire servizi, dall’insegnamento della lingua all’accompagnamento nelle pratiche amministrative».

Si tratta di figure utili per tutti perché, accanto alle famiglie numerose di migranti, ci sono famiglie del territorio sempre più spesso composte da una sola persona e, per un terzo con un componente pensionato. A questo proposito, l’assessora ricorda che «nel comparto Morane-Vaciglio in corso di realizzazione stiamo avviando la sperimentazione di questa tipologia di attività per le palazzine di edilizia residenziale sociale in housing sociale. Nelle nuove costruzioni sono stati destinati circa 350 metri quadrati ai Servizi integrativi all’abitare e sarà presente un gestore sociale». L’abitare è un aspetto imprescindibile per l’inclusione sociale e rappresenta un fattore complementare di contrasto alla povertà e di sostegno alla fragilità. «Il Comune ha un ampio ventaglio di soluzioni abitative che tengono conto delle differenti fragilità e rispondenti a bisogni diversi – spiega Annalisa Righi, dirigente del Settore Servizi Sociali Sanitari e per l’integrazione – accanto alle formule abitative classiche, si stanno sperimentando nuovi progetti a supporto dell’abitare, come per esempio coabitazioni, affittacamere sociali, social housing, con forme di sostegno diverse e supporto di percorsi di autonomizzazione».

Laura Solieri

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