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Caffè del Teatro, i baristi e il bando «Troppe spese a carico dei privati»

Serena Arbizzi
Caffè del Teatro, i baristi e il bando «Troppe spese a carico dei privati»

Brofferio, protagonista anni fa di una guerra legale per lo storico locale: «Sto valutando di partecipare»

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Serena Arbizzi

Affitto allettante, ma investimenti, in primis sugli arredi, troppo costosi.

Ha scatenato molta curiosità l’uscita del bando per la gestione del Caffè del Teatro di piazza Martiri.

Ad analizzare con occhio esperto i dettagli del bando emanato dal Comune sono i veterani della professione: baristi e ristoratori alla guida di locali per lungo tempo, uno dei quali è stato protagonista di un’intensa battaglia legale ai tempi in cui il Caffè del Teatro era gestito da Vincenzo Spadafino, quest’ultimo, ora, titolare di un ristorante a Milano Marittima.

Giorgio Greggio è stato per lunghi anni una delle anime del centro storico, con il suo Caffè Martini in corso Cabassi. «Credo che il Comune, nel caso del Caffè del Teatro, avrebbe dovuto proporre in affitto il locale già completo, come hanno fatto per il Caffè Concerto, a Modena – spiega Greggio – Il rischio, infatti, per chi vince il bando, è di accollarsi degli investimenti che, a lungo andare, rischiano di evaporare. Il Comune avrebbe potuto alzare il canone d’affitto e farsi carico di costi per il completamento degli arredi interni ed esterni, ad esempio. O per il rifacimento di alcune parti della struttura, come i bagni. Un conto è se al bando partecipa un’impresa: allora, forse c’è la capacità di ammortizzare questo investimento negli anni. Un altro se è un privato senza, alle spalle, un soggetto imprenditoriale in grado di attutire il colpo di una spesa così alta».

Greggio non ha mai smesso di porre l’accento su un concetto: «Piazza Martiri dev’essere viva, il fulcro del centro storico».

Paolo Brofferio, che sta per aprire il primo locale dedicato alla Pinsa, vicino al bar Romeo di cui è titolare, sta valutando se partecipare o meno al bando. Il Caffè del Teatro è sempre stato nell’orbita degli interessi di Brofferio: qualche anno fa si scatenò una guerra legale con il precedente gestore Spadafino che approdò fino al Tar. Venne poi emesso un nuovo bando, ma la società che se lo aggiudicò, la Bonini, decise di rinunciare perché non poteva più aspettare i tempi di “consegna” del locale da parte del Comune.

«Se il locale fosse già arredato sarebbe molto meglio – conferma Brofferio – Gli anni previsti dal bando sono pochi per ammortizzare gli investimenti. Bisogna rifare l’arredo e il dehors esterno... Una cifra molto costosa. Io preferirei spendere un po’ di più di affitto ma trovare già il locale sistemato. Dopo più di dieci anni dell’arredo non te ne fai più nulla, diventa vecchio ed è pure su misura...».

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